Acqua alta/3 Impreparati a gestire l'emergenza Le gravi acque alte di questi

Acqua alta/3 Impreparati a gestire l'emergenza Le gravi acque alte di questi
Acqua alta/3Impreparatia gestire l'emergenza Le gravi acque alte di questi giorni che hanno ferito la città e quanti la vivono,...

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Acqua alta/3
Impreparati
a gestire l'emergenza

Le gravi acque alte di questi giorni che hanno ferito la città e quanti la vivono, hanno evidenziato la totale impreparazione ad affrontare questi fenomeni che saranno sempre più frequenti. Perché il centro maree ha emanato bollettini dove il livello aumentava progressivamente, anche a distanza di mezz'ora dal picco di marea? La strumentazione e la sua lettura sono adeguate alle esigenze attuali? Perché nel canale della Giudecca non viene rallentata la velocità dei natanti, almeno quando l'acqua arriva a terra, evitando un vero e proprio maremoto, che rende impraticabile le fondamente che vi si affacciano facendo danni ben più gravi agli edifici? Perché il servizio di trasporto pubblico ha cambiato la percorrenza dei mezzi, terminando ad esempio le corse al Tronchetto? Perché non è stato fatto intervenire l'esercito per questa emergenza? Ultimo, perché Venezia non è stata chiusa ai turisti che senza pietà e rispetto degli eventi sono stati solo di intralcio? Mi fermo.
Dario Gallotti
Venezia
Acqua alta/4
Salviamo anche
i veneziani
Sono veneziano di nascita e di residenza, non ho attività commerciali di alcun tipo ma appartengo a quella categoria di cittadini, talvolta molto anziani, a reddito fisso o pensionati che in questi giorni tremendi non hanno disgrazie evidenti da esibire ma subiscono silenziosamente l'evolversi degli eventi.
Credo che questa, chiamamola così, categoria rappresenti ancora il 60/70 per cento della popolazione insulare costituendo di fatto il nerbo della civitas veneziana. Tuttavia i media non ne parlano; si soffermano sui danni ai monumenti, alle attività commerciali ma nessuno che si chieda come stiano vivendo gli altri.
Anche questi veneziani subiscono l'eccezionalità dell'evento che va però ad aggiungersi a una quotidianità della vita non certamente all'altezza della fama della città ; eppure qualche cenno di attenzione lo meriterebbero se non altro perché da decenni subiscono gli effetti - carovita, trasporti, servizi, qualità dell'aria, ospedali, ecc. - della monocultura turistica ormai spinta allo spasimo.
Ora, bisogna intendersi bene; quando si parla di salvezza di Venezia cosa s'intende?
Che sia il Mose o meno a farlo, cosa si vuole salvare? Il patrimonio artistico, i monumenti? Ma una residenza stabile, giovane, operosa, che badi a conservare la propria abitazione, che crei occasioni di lavoro e di commercio alternativo alle paccottiglie cinesi, che rivitalizzi il tessuto connettivo di questa città, è prevista in questo disegno?

Sembrerebbe di no, stando alle dichiarazioni dei magnifici intervenuti in questi giorni con lo slogan sempre pronto: Venezia, patrimonio dell'umanità, deve essere salvata senza aggiungere e con essa i cittadini residenti dove io intendo che la preoccupazione primaria è il salvataggio fisico della città ma non c'è, stando così le cose, un progetto per i veneziani (intendo tutti i veneziani, non solo alcune categorie). Ecco, vorrei sapere se anch'io con il mio 60/70 per cento di concittadini siamo patrimonio dell'umanità; in un certo senso lo meriteremmo se non altro perché abbiamo una capacità di sopportazione infinita dovuta, nonostante tutto, al grande amore (sincero, senza tornaconti di sorta) che portiamo alla nostra città.
Manfredo Manfroi
Venezia
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Il Gazzettino