Amante in casa con i figli e moglie usata come "posacenere umano"

VILLAMARZANA - Comportamenti sempre più violenti nei confronti della sua compagna, al punto di arrivare a spegnerle in faccia e sulle braccia dei mozziconi di sigaretta. E umiliazioni, come la sfacciataggine di portare nella loro casa di famiglia, dove vivevano anche i loro due figli, un'altra donna, con la quale dormiva in una stanza separata.  Un quadro che, nel novembre del 2015, ha portato la sua compagna ad aprire gli occhi sul rapporto con un 28enne rodigino, residente a Villamarzana, che ieri è stato condannato in primo grado dal giudice Raffaele Belvederi a 3 anni e 2 mesi.  Verdetto ancor più severo rispetto alle richieste formulate dal pubblico ministero, che aveva chiesto 2 anni e 3 mesi. 
 
BOTTE E UMILIAZIONISecondo quanto ricostruito dall'accusa, già dopo la nascita del loro secondo figlio, nell'ottobre del 2014, l'uomo avrebbe iniziato ad assumere un comportamento sempre più violento e sprezzante nei confronti della propria convivente, picchiandola con schiaffi e pugni, mordendola e spegnendole sigarette addosso. Anche in presenza dei figli piccoli. In un'occasione, per le botte subite, le si sarebbero rotti gli occhiali, in un altra, lui le avrebbe deliberatamente distrutto il cellulare e tagliato poi la sim card in più pezzi con le forbici. La donna avrebbe sopportato anche quando lui è arrivato al punto, a maggio 2015, di ospitare la propria amante. Sentita come testimone nel corso del processo, quest'ultima ha negato di avere all'epoca una relazione con l'imputato, ma ha ammesso che a oggi è il suo compagno, dal quale ha avuto anche un figlio. Solo a novembre di quello stesso anno la vittima di condotte abitualmente violente, ha preso coscienza dell'insostenibilità delle condizioni in cui si trovava a vivere ormai da un anno.
PAURA COSTANTEUno stato, si legge ancora nella formulazione accusatoria della Procura, di umiliazione, soggezione e paura per il pericolo di continue percosse e minacce. In una delle sue sfuriate lui le avrebbe urlato: «Se porti via i bambini ti sgozzo». E poi botte al viso. A questo punto, la decisione della donna di andarsene di casa con i figli chiedendo ospitalità alla propria madre e denunciando poi ai carabinieri quando subito negli ultimi mesi. Allegato alla querela, anche il certificato medico rilasciato dopo l'ultima aggressione. Nel referto si parla di «trauma al volto», anche se i giorni di prognosi sono appena due. Nelle indagini dei carabinieri sono stati anche acquisite le relazioni redatte dai servizi sociali che hanno seguito i due bambini. A carico del 28enne il sostituto procuratore Sabrina Duò, che ha coordinato le indagini, aveva formulato le ipotesi di reato di maltrattamenti in famiglia, lesioni, minacce e danneggiamento. Questi ultimi due capi d'imputazione sono stati ritenuti assorbiti in quello di maltrattamenti, che insieme al secondo, le lesioni, ha portato ieri il giudice Belvederi a pronunciare la sentenza di condanna. Per la donna, che assistita dall'avvocato Anna Osti si era costituita parte civile, è stato deciso un risarcimento definitivo di 10mila euro.

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