L'arcivescovo nel "super" carcere: «Sì la misericordia, no al buonismo»

L'arcivescovo nel "super" carcere: «Sì la misericordia, no al buonismo»
TOLMEZZO (Udine) - «Sento un clima tra le persone davvero deteriorato, l’arroganza sembra predominare sulle relazioni umane. Tutti gridano urlano, protestano. E così le...

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TOLMEZZO (Udine) - «Sento un clima tra le persone davvero deteriorato, l’arroganza sembra predominare sulle relazioni umane. Tutti gridano urlano, protestano. E così le relazioni si rompono». L’arcivescovo di Udine, monsignor Andrea Bruno Mazzocato non ha usato mezze parole per sottolineare, dal carcere di massima sicurezza di Tolmezzo, nella giornata di Santo Stefano, durante la visita ai detenuti, che oggi più che mai c’è urgente bisogno di misericordia.


«Lo stesso Sommo Pontefice Papa Francesco ne ha sentito questa necessità, convocando l’Anno Santo giubilare della Misericordia. È fin troppo evidente che le nostre relazioni sono bloccate; gli ingranaggi della nostra vita quotidiana sono inceppati perché manca il lubrificante che le può far ripartire. Di fronte alle tante incomprensioni, alla mancanza di perdono reciproco, alla scarsa accoglienza tra le persone a causa del Male e dell'egoismo, occorre un “lubrificante” che si chiama misericordia».

Di fronte ai carcerati il prelato ha precisato però che misericordia non è sinonimo di buonismo. Tutt'altro. «Ricevere la misericordia significa riprendere un “cammino” interrotto, chiede anche a te di fare un nuovo percorso e cioè che da peccatori quali siamo noi attraversiamo idealmente la porta del nostro cuore per ritrovare quelle relazioni perse con Dio e con i fratelli».

Il vescovo Mazzocato ha concluso esortando i presenti a ricevere i benefici dell’indulgenza plenaria concessa in questo Anno Giubilare della Misericordia e a trasmetterli a quanti sono ancora lontani da Dio abbandonando ogni sentimento negativo o di qualsiasi vendetta per il male compiuto o ricevuto. «La giustizia trova il suo compimento nella misericordia infinita di Dio».


Al termine un detenuto ha letto a nome di tutti una lettera all’indirizzo dell’arcivescovo esprimendogli i sentimenti di gioia ma sopratutto di dolore che i fratelli ristretti vivono in questo periodo di festività natalizia. Presenti l’arcidiacono di Tolmezzo, monsignor Zanello, il cappellano del carcere Don Boguslaw, il diacono Diego, alcuni volontari dell’associazione “Vita Nuova” e il coro giovanile della parrocchia di Majano che ha animato i canti. Leggi l'articolo completo su
Il Gazzettino