Aziende e pensionati nella rete di Gaiatto: introvabili 43 milioni

PORDENONE - Centinaia di pordenonesi - pensionati, dipendenti, imprenditori, casalinghe - sono finiti nella rete di Fabio Gaiatto, il trader portogruarese arrestato ieri mattina dalla Guardia di finanza. A lui, attraverso la Venice Investment Group, avevano affidato i risparmi di una vita, il tfr, l'eredità, convinti che quel gruzzolo avrebbe fruttato bene, molto meglio di quanto avrebbe fatto attraverso i canali istituzionali.

L'operazione è stata portata a termine ieri mattina da ottanta uomini delle Fiamme Gialle che hanno eseguito 15 ordinanze di custodia cautelare, emesse dal gip Rodolfo Piccin su richiesta della Procura pordenonese, nel confronti di altrettanti responsabili a vario titolo di una truffa milionaria messa a segno ai danni di almeno tremila risparmiatori. In carcere è finita la mente di questo sistema di investimenti, conti esteri, promesse di rendimenti a due zeri: Fabio Gaiatto, 42 anni, trader portogruarese. Agli arresti domiciliari è finita sua moglie, Najima Romani, come pure Massimiliano Vignaduzzo, Claudia Trevisan e Giulio Benvenuti (promotori finanziari). Altre 11 persone dovranno rispettare l'obbligo di dimora. Pesanti le accuse del procuratore Raffaele Tito e dal sostituto Monica Carraturo che vanno dall'associazione a delinquere alla truffa aggravata, dall'autoriciclaggio all'esercizio abusivo di attività di gestione del risparmio. E di risparmiatori Gaiatto and Company ne hanno truffati tanti, raccogliendo abusivamente più di 72 milioni di euro, dei quali solo 28 milioni 947 mila sono stati restituiti.

All'appello mancano 43 milioni, una cifra che per molti ha significato il conto azzerato, l'impossibilità di pagare il mutuo della casa o l'università dei figli. Tra questi anche molti residenti in vari comuni del pordenonese. Tito ha parlato di tremila persone, molte delle quali finite sul lastrico, ma dopo la notizia degli arresti gli inquirenti si attendono altre querele. I dettagli dell'operazione sono stati illustrati ieri mattina a Pordenone dai due magistrati inquirenti e dal generale della Guardia di Finanza Giovanni Avitabile (comandante provinciale di Venezia), coadiuvato dal maggiore Riccardo Zorzut e dal tenente Gianluca Fissore. «Un'indagine difficile - ha sottolineato il procuratore - per una truffa colossale, portata avanti grazie a chi ha avuto fiducia in noi presentando 279 querele. Riflettete su dove mettete i soldi - ha esortato Tito -. Gli investimenti si fanno esclusivamente su canali istituzionali e autorizzati». Il meccanismo della truffa è stato svelato dal generale Avitabile: Gaiatto e i suoi falsi promotori finanziari offrivano investimenti nel mercato Forex ad altissimo e immediato rendimento. Una proposta che invece di mettere in guardia i possibili investitori, li ha attirati come mosche, affascinati da un facile e veloce guadagno. I capitali raccolti non sono poi stati investiti ma utilizzati, in parte, per renumerare gli investimenti più risalenti e, in parte, dirottati in conti correnti italiani e stranieri degli indagati; tutto questo dal 2016 al 2018. Per avviare la truffa e attirare il numero più alto possibile di potenziali clienti, gli interessi degli investimenti maturati dai finanziatori più vecchi venivano pagati con i soldi versati dai clienti successivi. Il sodalizio aveva creato un sito internet riservato ai clienti, attraverso il quale potevano vedere l'andamento dei loro investimenti. Ma i dati caricati manualmente erano fasulli. In questa rete sono finiti imprenditori, pensionati, dipendenti. A Gaiatto hanno dato risparmi, eredità, soldi ottenuti con la vendita di immobili o attraverso prestiti. Ma l'indagine potrebbe non essere finita qui, e riservare altre sorprese. Magari svelare se dietro Gaiatto c'era qualcun altro.

    

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