Superbonus 110%, fermi i cantieri di cinquecento case singole

PADOVA - Cinquecento edifici unifamiliari nel Padovano rischiano di perdere i benefici del Superbonus 110% perché il cantiere, seppur avviato, è di fatto bloccato e...

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PADOVA - Cinquecento edifici unifamiliari nel Padovano rischiano di perdere i benefici del Superbonus 110% perché il cantiere, seppur avviato, è di fatto bloccato e al 30 settembre potrebbero non aver raggiunto il 30% dei lavori eseguiti. Il vero ultimatum sarà però quello del 31 dicembre, data entro la quale gli interventi dovranno essere completati: è allora che il numero di committenti privati che si troveranno a perdere il bonus edilizio potrebbe salire a migliaia di unità. Il dato è stimato da Confartigianato Imprese Padova sulla base delle analisi della società SmartLand.
 

L’ITER

Venerdì è scaduto il termine per presentare la rendicontazione che attesti di aver realizzato almeno il 30% dei lavori legati al Superbonus su edifici unifamiliari e unità funzionalmente indipendenti e con accesso autonomo. Un passaggio fondamentale per avere accesso alla detrazione fino a fine anno. Il direttore dei lavori avrà quindi redatto l’apposita dichiarazione, che ora andrà tenuta a disposizione per eventuali richieste di controllo degli organi preposti (Agenzia delle entrate ed Enea) e che andrà comunque allegata alla documentazione finale.
In provincia il numero di asseverazioni (domande di accesso al Superbonus) accettate per le case singole è la metà del totale e si attesta attorno a 2.900 interventi (300 milioni di euro di investimenti). Altrettanti quelli sui condomini, esclusi però dalla scadenza del 30 settembre. Un migliaio, secondo le stime Confartigianato, sono le villette dove sono ancora in corso i lavori, ma circa la metà hanno i ponteggi montati e il cantiere bloccato.
 

LA LETTURA
«Il problema è lo stesso da mesi – spiega Nicola Zanfardin, presidente degli Edili di Confartigianato – In provincia ci sono 80 milioni di crediti incagliati, ossia i frutti della cessione del credito alle imprese edili che però, avendo le banche esaurito i fondi per il Superbonus, restano inservibili. Così i cantieri restano fermi, mille ditte rischiano la chiusura e i committenti rischiano di perdere il bonus».
Sì, perché chi non dovesse aver raggiunto il 30% perderà il beneficio della detrazione. Che in altre parole significa pagare di tasca propria gli interventi. «Chi ha ancora i cantieri aperti è chi è partito con i lavori più tardi, ma la burocrazia per avviare il Superbonus è talmente specifica che coloro che sono partiti con il cantiere in genere lo hanno fatto a fronte di un piano dei lavori che ne assicurava la conclusione nei tempi previsti – aggiunge Federico Della Puppa, responsabile area Analisi & Strategie di SmartLand – La vera corsa alla rendicontazione la vedremo da qui a fine anno. Anche perché, con i controlli a tappeto, il rischio è che qualcuno abbia dichiarato interventi non eseguiti per raggiungere il 30%. In quel caso ci sono sanzioni molto pesanti».


«Per ora riteniamo che coloro che non hanno superato il 30% siano relativamente pochi, perché chi è bloccato aveva già avviato i lavori da tempo. Il vero dramma sarà a dicembre – aggiunge Zanfardin – Non c’è traccia di altre proroghe e se anche sbloccassero i soldi delle pratiche già avviate ormai con freddo e pioggia si stenta a operare: il cappotto fatica a consolidarsi, ci sono lavori che richiedono tempi di posa lunghi e tre mesi voleranno. Dopo il 31 dicembre, con la scadenza ultima, allora sì rischiamo ci siano grossi problemi».
 

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