«È lui che mi ha stuprata»: il volto ​di "Mario" riconosciuto tra 560 foto

Il suo volto è stato riconosciuto tra 560 profili diversi. Non ci sono solo le telecamere ad aver incastrato il 25enne senegalese Mohamed Gueye, da venerdì notte in carcere a Venezia con l'accusa di aver violentato una 15enne sull'arenile di piazza Mazzini a Jesolo. Quel book fotografico a disposizione degli investigatori della squadra mobile di Venezia non era casuale: si tratta di un registro di tutte le persone senegalesi controllate dalle forze dell'ordine dal 2016 a oggi. Non tutti necessariamente autori di reati, le ragioni per cui sono finiti all'interno di quell'archivio sono diverse. Averle catalogate per nazionalità, però, ha permesso agli agenti di avere una chiave. Il viso di Gueye è stato indicato più volte. Prima, fra tutti, la stessa vittima.

 
In mezzo a quel mare di fototessere non ha avuto dubbi: impossibile dimenticare la faccia di quel giovane che l'aveva tradita in quel modo così subdolo. Sedotta con un fare da piacione romantico, per poi stuprarla sulla spiaggia per oltre 40 minuti. In un secondo momento, però, è arrivata anche la conferma degli amici della ragazza. Quelli che erano con lei al Gasoline, e che l'avevano vista allontanarsi con quel giovane con cui, fino a pochi minuti prima, rideva e scherzava. A questo punto, deposizione a confronto con le immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza: per gli investigatori, a questo punto, si trattava solo di capire dove potesse nascondersi. E la risposta è arrivata a meno di 48 ore di distanza. 
«VOGLIO VEDERLE»Ieri mattina il legale di Gueye, l'avvocato trevigiano Jacopo Stefani, ha incontrato il suo assistito. Un lungo colloquio, in cui il 25enne senegalese ha raccontato al professionista la sua versione dei fatti. Questa mattina, davanti al gip Roberta Marchiori, si terrà l'udienza di convalida del fermo: non è ancora chiaro se l'uomo deciderà di parlare con il magistrato o se avvalersi della facoltà di non rispondere, quantomeno fino a quando l'avvocato non avrà letto con attenzione gli atti a disposizione. Mohamed ha chiesto al legale, per prima cosa, di poter incontrare la compagna e la figlia, di poco meno di un anno. Il loro legame, anche in passato, era stato estremamente forte: quando, nel 2015, era stato arrestato per aver rubato 700 euro a degli studenti universitari a Venezia, era sempre stata al suo fianco. «Il loro era un rapporto vero», dicono gli amici. 
DAL PARADISO ALL'INFERNOE non c'è motivo di credere il contrario, a scorrere le foto dei profili Facebook dei due. Sorridenti, felici, sempre insieme. E quella bambina, arrivata da poco, a riempire le loro vite. «Ho smesso di fumare e di fare sciocchezze, l'ho fatto per lei. Adesso ho messo la testa a posto», diceva spingendo il passeggino agli amici di Marcon, il paese in cui aveva vissuto per anni a casa della sorella, che l'aveva ospitato al suo arrivo in Italia, nel 2009. Quando era nata la piccola, alcuni mesi fa, aveva presentato una nuova richiesta di permesso di soggiorno. Mario, come lo chiamavano tutti per la somiglianza a Balotelli e per la sua fede calcistica interista, era molto attivo sui social network. Fino a giugno, almeno. Poi, anche secondo gli amici di Marcon, era scomparso nel nulla. E non solo su Facebook, ma anche nella vita reale. I bar di cui era cliente abituale, l'avevano perso di vista. Era comparso, però, a Jesolo, dove già in passato aveva lavorato anche come pr per qualche discoteca. Un ragazzo con la testa calda, finito nei guai con la giustizia più volte, tanto da avere una fedina penale piuttosto impegnativa. Finora, però, aveva avuto a che fare con le forze dell'ordine per reati decisamente minori. Non, per essere chiari, del tenore di uno stupro di minore. 

Leggi l'articolo completo su Il Gazzettino.it
Outbrain