Sbaglio nell'anestesia: l'Ulss deve pagare mezzo milione alla 50enne

MIRANO - L’Ulss di Mirano dovrà risarcire con oltre mezzo milione di euro, oltre a rivalutazione ed interessi, una cinquantenne di Mirano, e i suoi familiari, per le gravi lesioni riportate a seguito di un errore commesso nell’inserimento dell’ago nel midollo spinale, durante un’anestesia epidurale effettuata per un parto cesareo, dal quale nacque una bambina. Lo ha stabilito la Corte d’appello di Venezia, aumentando di circa 200mila euro il risarcimento già accordato, in primo grado, dal Tribunale di Venezia nel 2014. Ma il legale della donna, l’avvocato di Mestre, Enrico Cornelio, non è soddisfatto della decisione dei giudici lagunari e ha annunciato ricorso per Cassazione.

LA PERIZIA Nella sentenza di secondo grado, infatti, viene accertata la responsabilità dell’anestesista dell’ospedale di Mirano soltanto per il danno provocato dall’errato inserimento dell’ago, e dunque per i problemi motori e le disfunzioni patite dalla donna all’arto sinistro, alla vescica e al perineo. E non per i successivi, ancor più gravi problemi verificatisi due anni e mezzo dopo quell’anestesia sbagliata, a seguito dei quali la donna è bloccata a letto, completamente immobilizzata, con necessità di assistenza costante, a causa della malattia di Devič (neuromielite ottica), una forma molto rara, sulla quale esistono pochi studi medici. I giudici hanno ritenuto, sulla base di una perizia medico legale, che non vi sia prova di un nesso di causa tra l’errore dell’anestesista, che risale al 2002, e l’insorgenza della neuromielite ottica, una malattia autoimmune, e quindi inguaribile, che determina il disfacimento del sistema nervoso di chi ne è vittima. Il legale ammette che, durante il processo di primo grado esistevano soltanto due studi medici sulla malattia di Devič e che dunque vi erano pochi elementi per provare che la colpa di tutto va ricercata in quell’anestesia sbagliata. Ma, successivamente sono stati pubblicati numerosi altri studi, alcuni dei quali riconoscono la possibile correlazione tra una lesione siringomielica (del tipo di quella subìta dalla cinquantenne di Mirano durante l’anestesia del 2002) e la comparsa della sindrome di Devič: alcuni di queste conclusioni scientifiche sono state prodotte alla Corte d’appello di Venezia, ma senza alcun risultato.

«STUDI NON CONSIDERATI» «Sulla base dei nuovi studi i giudici avrebbero potuto disporre una nuova perizia, ma nella sentenza non vengono neppure citati», dichiara l’avvocato Cornelio, annunciando che farà leva su questa mancanza per chiedere alla Suprema Corte di annullare la sentenza d’appello e di disporre una nuova valutazione del caso. «Il mancato esame di un punto decisivo della controversia che è stato oggetto di trattazione in appello costituisce tipico motivo di ricorso per Cassazione», spiega il legale. 

Leggi l'articolo completo su Il Gazzettino.it
Outbrain