In fiamme la cavana di Scardovari, quella della lotta al "fuori sacco"

L'incendio alla Sacca di Scardovari
SACCA DI SCARDOVARI - Il rogo ha illuminato la Sacca di Scardovari ed una cavana affacciata sulla grande laguna è stata divorata dalle fiamme. Pochi i dubbi sul fatto che...

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SACCA DI SCARDOVARI - Il rogo ha illuminato la Sacca di Scardovari ed una cavana affacciata sulla grande laguna è stata divorata dalle fiamme. Pochi i dubbi sul fatto che l'incendio, divampato nella scorsa notte, abbia una natura dolosa, anche perché le cavane sono le baracche di rimessaggio della barche che sorgono proprio sull'acqua. Ovviamente, sul fatto si indagherà a fondo, anche perché la struttura in questione appartiene a Roberto “Berto” Banin, ultimamente molto duro sul tema delle raccolte “fuori sacco”. Nonostante abbia mosso numerose critiche allo storico ed unitario Consorzio cooperative pescatori del Polesine, non è uno di quelli che avevano sostenuto lo “strappo”. Il fatto, però, è che nella sua cavana ospita spesso anche la barca di Emanuele “Manolo” Finotti, proprio colui che nei mesi scorsi è stato uno dei leader dei cosiddetti dissidenti, tanto da essere nominato presidente del nuovo Consorzio Mpc (dai nomi delle cooperative “secessioniste” Maistra, Pila e Ca' Tiepolo), mai di fatto divenuto operativo, ma in grado di contrapporsi agli amministratori del Consorzio cooperative pescatori del Polesine.


Difficile capire al momento chi la mano incendiaria abbia voluto colpire, se “Berto”, ed i suoi attacchi alle sottrazioni di molluschi fuori dalle quote di pesca, o “Manolo”, considerando che ultimamente la divisione in seno ai pescatori di Porto Tolle sembrava essere stata ricomposta. La mediazione pacificatrice è avvenuta su una serie di punti organizzativi interni al Consorzio, a cominciare da una rappresentanza nel cda delle cooperative che lamentavano la propria esclusione, oltre che sulla gestione delle lagune e delle quote e dei prezzi del pescato. Su tutto la minaccia incombente della messa a bando dei diritti esclusivi di pesca, con la convenzione scaduta e continuamente prorogata dal dicembre 2014. Una partita gestita dalla Provincia e sulla quale si gioca il futuro dell'intero comparto della molluschicoltura polesana, che conta circa 12mila lavoratori diretti, senza contare l'indotto. Leggi l'articolo completo su
Il Gazzettino