Tanto pesce fresco a buon prezzo: assalto ai banchi dopo il fermo

CHIOGGIA - Tanto pesce fresco a buon prezzo. Usciti in mare dopo una trentina di giorni di fermo biologico, i pescherecci hanno catturato discreti quantitativi di pesci e molluschi. Prevalgono le specie più comuni nell’Alto Adriatico. Al momento, gli armatori non se la sentono di stimare gli effetti del periodo di fermo. Solamente dopo una decina di uscite, localizzati i tratti di mare più pescosi, potranno valutare la situazione. Ieri, intanto, i banchi della pescheria comunale sono stati letteralmente presi d’assalto perché, sin dal primo mattino, i chioggiotti erano al corrente del fatto che il prezzo delle migliori sogliole fluttuava (a seconda della misura) appena tra gli 8 e i 10 euro; a 12 le seppie; a nove i moscardini; gli sgombri a 12; il palombo (cagnolin) ad otto. Le sardine erano letteralmente svendute a poco più di due euro. Più cari, i merluzzetti da frittura (“moli”, in dialetto), sui banchi ad 8 euro. Il loro prezzo ha tenuto abbastanza bene perché, contrariamente alle aspettative, ne è stato catturato un quantitativo relativamente modesto. E’, comunque, troppo presto per poter stabilire se tale specie si sia riprodotta secondo le previsioni. I banchi dei pesci pelagici, infatti, possono sfuggire alle reti perché tendono a migrare continuamente da nord a sud e dalla costa verso il mare aperto. Ad ogni modo, nonostante la ricomparsa di un più che discreto quantitativo di prodotto, l’economia dei pescatori, al momento, parrebbe non essersi particolarmente giovata del riposo biologico. La quotazione dei prezzi all’ingrosso risente, infatti, della crescente presenza dei prodotti d’importazione freschi e, soprattutto, surgelati.
CONTROLLI SULLA FAUNA
Rimane, intanto, aperta la questione dell’insufficiente monitoraggio della fauna marina, durante il fermo. I pescatori da tempo auspicano l’avvio di approfondite ricerche scientifiche finalizzate alla conservazione ed al miglior sfruttamento delle risorse. I test però, com’è noto, risultano bloccati dall’indisponibilità di un adeguato numero di motopescherecci ufficialmente esentati dall’obbligo di rimanersene in banchina, durante la pausa obbligatoria. Occorrerebbero anche i fondi per il carburante e lo stipendio dei marinai. Il problema è esploso lo scorso anno quando, loro malgrado, gli armatori si sono dichiarati indisponibili ad uscire in mare per conto degli scienziati. Si sono arresi dopo aver constatato che, nonostante le finalità scientifiche, sarebbero risultati sanzionabili per aver violato il fermo.
 

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