Due giorni di viaggio per un'ora e mezza di volo... e il mistero dei bagagli lasciati a terra

TREVISO - Il viaggio doveva durare un'ora e mezza. Invece sono serviti addirittura due giorni. Martina, 22enne di Castelfranco, ha vissuto una vera e propria odissea. Dopo un mese e mezzo trascorso in Spagna per dei tirocini previsti dall'Istituto universitario salesiano di Venezia (Iusve), doveva prendere il volo per tornare a casa. Il decollo dell'aereo della Volotea era previsto alle 19.30 dall'aeroporto di Oviedo. Qui ha preso forma il primo, clamoroso inghippo: attraverso una hostess la compagnia ha infatti comunicato ai passeggeri che l'aereo presentava dei problemi di natura tecnica. E poco dopo ha autorizzato l'imbarco solamente di 73 persone.
 
SCENARIO INQUIETANTE
Tra l'altro chi sarebbe salito a bordo avrebbe dovuto farlo tassativamente senza bagagli. Nemmeno mezz'ora dopo è arrivata un'altra comunicazione. «La stessa hostess è tornata a dirci che potevano salire a bordo solo 73 persone. E che i bagagli non sarebbero stati imbarcati, ma consegnati con un volo successivo. A questo punto alcuni si sono offerti come volontari per rimanere a terra e trovare un'altra soluzione. Io tra questi. Non mi sarei mai sentita di salire a bordo di un aereo a queste condizioni». Il personale non ha specificato il perché della singolare richiesta. Fatto sta che per i passeggeri è stato inquietante. 

SCARSA COMUNICAZIONE
Si deve ridurre il numero delle persone a bordo perché l'aereo fatica a portare un peso troppo grande? Questa è stata la domanda che ha iniziato a circolare. Tanto più che la compagnia ha detto in modo chiaro che i bagagli non sarebbero stati imbarcati. La studentessa trevigiana non ha avuto dubbi: si è subito offerta per partire in un altro momento. Di seguito è andata a riprendersi la valigia. La compagnia aerea Volotea ha prestato assistenza a lei e agli altri passeggeri che hanno fatto la stessa scelta pagando loro una notte in albergo nella zona di Ovideo. Raggiungerlo non è stato semplice. «Ma alla fine all'1.30 siamo riusciti ad arrivare in camera» dice. Il vero problema è che nessuno sapeva come sarebbe andata a finire. «Non abbiamo avuto comunicazioni. Tra passeggeri ci siamo semplicemente messi d'accordo sulla sveglia del giorno dopo racconta Martina alle 9 di mattina è arrivata la prima comunicazione. Ci è stato detto che alle 9.30 sarebbe passato un taxi a prenderci». 

FINE DELL'INCUBO
Alla fine è arrivato un bus. Destinazione aeroporto? Sì, ma non quello di Oviedo. Le persone rimaste a terra lunedì sono state smistate tra gli scali di Santander e Bilbao. Sono servite più di due ore di autostrada. Martina è stata destinata a Bilbao. Volotea l'ha dirottata su un volo Swiss delle 14.30 diretto a Venezia con scalo a Zurigo. Qui è arrivata anche l'ultima beffa. La studentessa ha dovuto pagare altri 40 euro per imbarcare la sua valigia. In teoria era già tutto pagato. Solo in teoria, però. Sull'aereo Swiss per fortuna non sono emersi altri problemi. E martedì sera la 22enne è riuscita finalmente ad arrivare a casa. «Adesso presenterò una richiesta di risarcimento a Volotea» annuncia sconfortata la giovane. 

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