Bimbi no-vax in classe: la figlia costretta a restare a casa. Famiglia fa causa

TREVISO - Bimba sana ma con deficit immunitario costretta a stare a casa da scuola perché due compagni di classe non vaccinati hanno contratto una malattia infettiva: ieri la famiglia ha presentato denuncia contro ignoti in Procura a Treviso. «La dirigente ha infranto la legge: mi aspetto che venga rimossa.

IL CASO DI PADOVA I bambini senza vaccino restano fuori

E che i genitori dei bambini vengano multati», afferma la mamma della piccola. Un caso destinato a fare giurisprudenza quello avvenuto in una scuola materna del centro di Treviso la scorsa primavera. Una bambina sana e vaccinata ma con deficit  immunitario, fu costretta a stare a casa da scuola 5 settimane perché due alunni non vaccinati avevano contratto una malattia infettiva. 

LE ACCUSE
La denuncia, presentata contro ignoti perché la famiglia non ha acquisito sufficienti informazioni circa la trasmissione delle autocertificazioni all’Usl, è per omissione di atti d’ufficio, istigazione alla disobbedienza e tentata epidemia. «La scuola - si legge infatti - doveva allontanare i minori perché nel maggio 2018 sussisteva l’obbligo di vaccinazione come requisito d’accesso alla materna. E tuttavia non ha escluso i non vaccinati, mentre invece ha allontanato a forza una bambina sana, seppure immunodepressa». Inoltre la libera frequenza di due non vaccinati ha messo a rischio anche tutti gli altri scolari (tra i quali potevano esservi altri immunodepressi o bambini in chemioterapia) e le loro famiglie (nelle quali potevano esserci fratelli neonati non ancora vaccinati e donne in gravidanza).

La vicenda aveva destato molto scalpore: a sostegno della famiglia erano intervenuti anche i compagni di classe e l’amministrazione. Tuttavia la preside non aveva accennato a un dietrofront, impedendo di fatto alla piccola di prendere parte alle gite e ai laboratori di fine anno. Ora i genitori hanno presentato denuncia chiedendo la testa della dirigente. Perché la legge è dalla loro parte. Il decreto legge 73 del 2017 dispone infatti che per i servizi educativi per l’infanzia e le scuole dell’infanzia, ivi incluse quelle private non paritarie, la presentazione delle autocertificazioni all’Usl costituisce requisito di accesso. In mancanza, decade l’iscrizione.
Parere ribadito dal Consiglio di Stato che prevede esplicitamente per le scuole materne una sospensione dei non vaccinati fino al momento in cui la documentazione non sia presentata come richiesto. L’inclusione dei bambini non vaccinati a scuola costituisce, secondo la denuncia, una grave violazione perché rappresenta una minaccia per le fasce deboli protette dall’immunità di gregge. «Lo ricorda il Consiglio di Stato quando spiega che il singolo individuo non vaccinato danneggia l’interesse collettivo perché rischia di ledere, a volte irrimediabilmente, la salute di altri soggetti più deboli» specifica la mamma. 

PERICOLO DI VITA
Inoltre, non è stato rispettato il disposto che prescrive che nella classi con soggetti non vaccinabili per motivi medici non debbano esserci minori non vaccinati. Secondo la famiglia quindi, è stata messa gravemente in pericolo la vita della minore compromettendo il suo diritto all’istruzione con la rinuncia a partecipare alla vita di comunità e ad eventi significativi come tutti i propri compagni. «Il dirigente scolastico, titolare di una posizione di garanzia - conclude la denuncia - doveva garantire l’adozione di modalità concrete per assicurare in maniera efficace la tutela della bambina». La scuola insomma avrebbe dovuto operare perché gli studenti affetti da patologie croniche o rare come la piccola trevigiana fossero integrati a pieno titolo in tutte le attività scolastiche. Così non è avvenuto e la famiglia, alla quale Roberto Burioni (il virologo che è diventato una star di Facebook nella lotta ai no vax) ha già garantito il proprio supporto, ha deciso di affrontare la questione in sede legale.

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