«No vax legati ai letti della Pneumologia di Feltre e scherniti», il caso in Procura

Denuncia social: "No vax legati ai letti", il caso in procura

FELTRE - «L’ospedale di Feltre, reparto di Pneumologia, è sotto inchiesta. Sembra che legassero i pazienti ai letti, quelli no-vax naturalmente, compresi quelli fino a 2 dosi considerati no-vax». La bomba – perché non la si può definire altrimenti – è esplosa ieri mattina su facebook diventando virale nel pomeriggio. La persona che ha scritto il post dice di aver riportato «il commento di un’amica in chat». Ma c’è di più. La Procura di Belluno ha aperto un fascicolo: è “a modello 45”, ovvero senza indagati e senza ravvisare reati specifici, per svolgere accertamenti. Mentre l’Ulss Dolomiti ha avviato un’indagine interna da cui al momento «non è emerso alcun riscontro». 

L’ACCUSA SOCIAL
Le parole rimbalzate sul web sono un’arma a doppio taglio. Se da una parte l’obiettivo pare essere quello di denunciare maltrattamenti che sarebbero avvenuti in ospedale a Feltre, dall’altra potrebbero ritorcersi contro chi le ha scritte e chi le ha condivise. Certo, se i fatti dovessero risultare veri, chi li ha commessi dovrà passare per le trame affilate della giustizia. Ma se dovessero dimostrarsi falsi, l’autore o l’autrice del post rischia una denuncia per diffamazione. L’accusa infatti è grave: «Derisi, scherniti, (i pazienti, ndr) chiedevano aiuto o semplicemente acqua con la febbre alta e le infermiere ridevano perché se si fossero vaccinati non si sarebbero ammalati e loro non avevano tempo da perdere». Il post prosegue: «Una paziente legata al letto è riuscita a sciogliersi una mano e arrivare a filmare con il suo cellulare le compagne di stanza legate. Poi ha chiamato i carabinieri che sono arrivati fino alla porta del reparto, ma lì hanno trovato resistenza da parte delle infermiere che non li hanno fatti entrare per il covid». Dalla Compangia dei carabinieri di Feltre spiegano che non risulterebbe un intervento del genere. Ma poi sarebbe stata, stando al post, anche la denuncia della donna che è stata testimone dei fatti, ma «Non si sa più nulla, sarà successo 3 mesi fa». 

L’ULSS
L’azienda sanitaria ha preso le distanze, respingendo le accuse: «L’Ulss Dolomiti appreso dai social il messaggio, poi diventato virale, circa presunti fatti che sarebbero avvenuti nella Pneumologia Covid di Feltre, in mattinata ha immediatamente avviato un’indagine interna. Al momento non è emerso alcun riscontro. La direzione è in stretto contatto con le forze dell’ordine per i seguiti di competenza e per eventuali azioni di autotutela». 

PROCURA AL LAVORO
Tutto inventato, quindi? Non proprio. La Procura di Belluno ha aperto un modello 45, senza ipotesi di reato, e chiesto accertamenti in merito a un episodio che si sarebbe verificato proprio nel reparto di Pneumologia di Feltre qualche mese fa. E che sarebbe collegato a quanto raccontato nel post. Questo non significa che i fatti siano accaduti così come descritti su facebook. Gli inquirenti potrebbero arrivare alla conclusione che non ci siano elementi per proseguire nelle indagini. Ma è ancora presto. Il post era stato condiviso anche dal consigliere comunale di Feltre Michele Balen: «Ho una grande stima di chi lavora all’ospedale di Feltre – ha commentato ieri – visto che stanno girando queste accuse e mi sembrano gravi, vorrei sapere la verità. Se qualcuno mette in giro diffamazioni nei confronti dell’ospedale è perseguibile per legge, ma lo è altrettanto chi commette quanto raccontato nel post».  Leggi l'articolo completo
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