Inizia il processo per infortunio sul lavoro, iI collega di Mattia Battistetti: «L’ho visto morire»

L'inicidente sul lavoro costò la vita al 23enne. In aula la testimonianza di Arbe Shukolli: «Io sono vivo per miracolo»

Inizia il processo per infortunio sul lavoro, iI collega di Mattia Battistetti: «L’ho visto morire»
MONTEBELLUNA - «Ho sentito un forte rumore, poi un dolore alla spalla e alla gamba. Appena mi sono liberato ho visto Mattia a terra». Parole di Arben Shukolli, il...

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MONTEBELLUNA - «Ho sentito un forte rumore, poi un dolore alla spalla e alla gamba. Appena mi sono liberato ho visto Mattia a terra». Parole di Arben Shukolli, il collega kosovaro dell’operaio 23enne morto in un cantiere edile di via Magellano a Montebelluna il 29 aprile 2021. Ieri mattina si è formalmente aperto il processo per omicidio colposo che vede imputate sei persone. E Shukolli era il testimone più atteso per cercare di ricostruire nel dettaglio la dinamica del sinistro e, di conseguenza, capire perché quel carico abbia travolto e ucciso Mattia Battistetti. «Non abbiamo sentito avvisi sonori né il richiamo del gruista - ha spiegato Shukolli – e avevamo anche guardato in alto per vedere che la gru non fosse sopra le nostre teste. Stavamo preparando un piano di carico e mentre eravamo andati a prendere quello che ci serviva il carico si è staccato dalla gru. Nel piazzale non c’era nessuno, poi ho sentito delle voci che gridavano “è morto, è morto”: pensavo parlassero di me, invece parlavano di Mattia». 


 

LE SCHERMAGLIE
Oltre a Shukolli, ieri è stato sentito in aula anche Gianluca De Biasio, uno degli ispettori dello Spisal che ha effettuato le indagini nel cantiere di via Magellano. Un’audizione molto tecnica, utilizzata dalle difese dei sei imputati per capire se, nonostante il tragico epilogo, i due operai avessero rispettato sia le misure di sicurezza sia i percorsi all’interno del cantiere proprio per evitare di venire travolti dall’accidentale caduta di un carico. Davanti al giudice Alice Dal Molin ha deposto anche il capocantiere, Denis Giacomazzo, che ha sottolineato come tutto, nel cantiere, fosse a posto, comprese le manovre del gruista. Primo esami testimoniali di un procedimento che si prospetta lungo e complicato. Anche per l’eco mediatica (e non solo) che ha avuto la morte di Mattia Battistetti. Ieri mattina, infatti, davanti al tribunale si è tenuto l’ennesimo sit-in dei familiari della vittima accompagnati dalle sigle sindacali, ammesse a processo come parti civili. 
 

GLI IMPUTATI


Sotto accusa per omicidio colposo in concorso, lesioni colpose gravissime (quelle riportate da Arben Shukolli) e inosservanza delle norme sulla sicurezza, come detto, ci sono sei persone. Si tratta di Andrea Gasparetto, 43 anni di Istrana, legale rappresentante della Altedil di Trevignano, l’azienda per cui lavorava Mattia, Bruno Salvadori, 56 anni di Mogliano Veneto, legale rappresentate della Essebi, la ditta che ha effettuato il montaggio della gru, Loris Durante, 43 anni di Volpago, che operava sul ponteggio mobile, Gabriele Sernagiotto, 60 anni di Montebelluna, coordinatore della sicurezza del cantiere in fase esecutiva di via Magellano, Gian Antonio Bordignon, 55enne di Volpago del Montello, titolare del cantiere e responsabile dei lavori, e Marco Rossi, 40 anni di Montebelluna, dipendente della Bordignon, delegato per la sicurezza e responsabile del servizio prevenzione e protezione. La prossima udienza è stata fissata per il 26 febbraio. Leggi l'articolo completo su
Il Gazzettino