Non versò maxi assegno all'ex moglie: assolto perchè travolto dalla crisi

La ex moglie abitava in una villa di 27 stanze a Belluno, con i figli. Percepiva un assegno di mantenimento  di 4600 euro mensili. Non lavorava, ma dal 2011 al 2015 aveva “incassato” 184mila euro. Poi l’ex marito, un noto imprenditore bellunese, si trovò in difficoltà e la sua azienda di Sedico andò in concordato preventivo. In quel momento l’uomo non riuscì più a versare quel maxi-assegno. Saltò 6 mesi, ma tamponò versando 5300 euro, solo grazie a un prestito di un amico. Ma non bastò: venne denunciato dalla ex e è stato processato in Tribunale a Belluno per violazione degli obblighi di assistenza famigliare. Ieri è stato assolto con formula piena perché il fatto non sussiste, con sentenza pronunciata ieri dal giudice Domenico Riposati.
IL PROCESSO
Entrambi gli ex coniugi ieri erano in aula. Lui. L.P., 57enne di Belluno, sul banco degli imputati (difeso dall’avvocato Giorgio Azzalini ieri sostituito in aula dalla collega Jenny Fioraso). Lei, F.C. era con l’avvocato Maria Di Pino del Foro di Vicenza, costituita parte civile per i due figli, che all’epoca erano minorenni. Ha chiesto il risarcimento dei danni anche morali per 35mila euro circa. Si è iniziato ascoltando gli ultimi testi della difesa. Ha parlato poi l’imputato, l’ex marito, con parole rotte dalla commozione. 
LO SFOGO
«L’unica cosa che conta per me sono i miei figli - ha detto l’uomo - il mio rapporto con loro. Sicuramente ho tutte le mie colpe, ma non sono uno che non ha contribuito alla famiglia. Non ho versato perché non potevo, non perché non volevo. Adesso, a fatica, riesco a pagare, quanto stabilito. Ma sono qui, non sono mai fuggito. Non sono fuggito come imprenditore, quando le cose sono iniziate a andare male, e non fuggirò come padre».
L’ACCUSA
Il pm Maria Luisa Pesco ha ritenuto provate le accuse e ha chiesto la condanna a 5 mesi di reclusione e 500 euro di multa. «La parte offesa - ha detto il pm- ci ha raccontato che non era in grado di arrivare a fine mese. All’inizio ha usato la sua riserva, ma poi la casa era grande e le spese erano tante, come le tasse, figli e dentista, lei non lavorava e non ce l’ha fatta. La mamma della donna ha raccontato di averla aiutata più volte e i carabinieri che hanno indagato hanno evidenziato, tramite l’Agenzia delle Entrate che l’uomo aveva appartamenti e ha sempre lavorato».
LA DIFESA
«Non basta l’aver omesso il versamento per provare il reato - ha detto l’avvocato Fioraso - si deve provare lo stato di bisogno della parte offesa e non è questo il caso. La ex moglie ha fatto intendere che il problema era che non si riusciva a pagare la donna delle pulizie. L’anno in cui non ha potuto pagare ha avuto un reddito di 13mila euro. L’imprenditore non ha potuto pagare dipendenti e contributi e per questo ne risponderà, ma non si può condannarlo per non aver versato l’assegno anche perché nel primo semestre 2015 ha comunque versato un totale di 8700 euro (l’assegno a luglio 2015 venne infatti ridotto a 1500 euro e ora è a mille euro ndr)». Alla fine il giudice ha assolto: le motivazioni tra 90 giorni.

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