Mestre. Perseguita l'ex fidanzata, lei terrorizzata si rifugia in auto: lui va fuori di sé e la prende a colpi di vanga e accetta

foto d'archivio
MESTRE - Era stato arrestato ad aprile, dopo aver preso a colpi di vanga e di accetta l'auto dove si era rifugiata la sua ex. Ieri Sehimi Saief Allah, 34 anni, origini...

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MESTRE - Era stato arrestato ad aprile, dopo aver preso a colpi di vanga e di accetta l'auto dove si era rifugiata la sua ex. Ieri Sehimi Saief Allah, 34 anni, origini tunisine, è stato scarcerato dal giudice per l'udienza preliminare di Venezia, Barbara Vitolo, per decorrenza dei termini di custodia cautelare. In udienza il suo difensore, l'avvocato Mauro Serpico, aveva chiesto un rinvio perché l'uomo sta cercando di risarcire i danni patiti dalla donna, che non si è costituita parte civile. E visto il tempo trascorso dall'arresto, anche la scarcerazione per decorrenza termini. Il gup ha accolto entrambe le richieste, rinviando l'udienza al prossimo 17 gennaio e disponendo l'immediata scarcerazione dell'uomo, visto che sono trascorsi i sei mesi di carcerazione preventiva previsti prima del rinvio a giudizio.

LE IMPUTAZIONI

La Procura gli contesta una serie di reati, che vanno dagli atti persecutori contro la ex, al danneggiamento dell'auto, alle lesioni (fortunatamente non gravi), alla detenzione e uso di vanga e accetta come armi. Il rapporto tra Saief e la donna era finito in malo modo. Il capo d'imputazione riferisce di «condotte reiterate» con cui l'uomo «molestava e minacciava, anche con minacce gravi» l'ex compagna, «tanto da procurarle un grave e perdurante sentimento di ansia e paura per la propria incolumità». Per questo la donna cercava di uscire il meno possibile, aveva lasciato la propria casa e si era trasferita dai genitori per paura di restare sola. All'uomo vengono contestate le decine di telefonate, in particolare videochiamate, che faceva alla donna anche quando era al lavoro. Proprio al telefono fisso del lavoro, in un solo giorno, era arrivato a chiamarla 66 volte. Poi c'è l'aggressione del marzo di quest'anno. Quel giorno la donna si era recata davanti alla casa dell'uomo e qui la situazione era presto degenerata. Dalle offese il giovane era passato alle vie di fatto. «Colpiva reiteratamente con una vanga e con un'accetta l'auto» in cui si trovava la donna - ricostruisce sempre il capo d'imputazione -, rompendo il «parabrezza anteriore, il lunotto posteriore, danneggiando la carrozzeria e ferendo la stessa donna». Ferite che le erano costate una prognosi di 10 giorni. Accuse da cui l'uomo cercherà di difendersi alla prossima udienza del 17 gennaio. E poi eventualmente in dibattimento. L'intenzione della difesa non sarebbe infatti quella di chiedere un rito abbreviato.

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Il Gazzettino