Mamma fa sesso e si droga mentre allatta il figlio neonato

Mamma fa sesso e si droga mentre allatta il figlio neonato

BASSA PADOVANA - La dipendenza dalla droga l'avrebbe portata a farsi nonostante la presenza del figlio, nato da pochi mesi e che ancora stava allattando. Ma, di fronte al bambino, la donna, avrebbe anche avuto rapporti sessuali con vari partner. Comportamenti tali da spingere il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Rovigo, Pietro Mondaini, a decidere per il rinvio a giudizio di una quarantenne della Bassa Padovana per il reato di maltrattamenti in famiglia. Proprio la famiglia sarebbe risultata assente, perché il padre non aveva riconosciuto il figlio, mentre la madre avrebbe vissuto in modo non certo consono alla migliore crescita del piccolo, con la sua abitazione descritta come una sorta di porto di mare, con un continuo viavai di uomini, alcuni dei quali dediti allo spaccio. E la donna avrebbe consumato abitualmente cocaina, ma, sembrerebbe, anche eroina, sempre con il bambino presente.


LE INDAGINI

A far emergere questo quadro sono stati, fra gli altri, insieme ai servizi sociali ed alle indagini dei carabinieri, anche alcuni vicini che avrebbero riferito anche di offese e bestemmie rivolte al piccolo, ma, soprattutto, uno degli stessi uomini che ha avuto una relazione con la donna e che avrebbe poi descritto quanto accadeva all'interno della casa di fronte al bambino. Il fatto che ad affrontare questa delicata questione, sulla quale è in corso anche un procedimento del Tribunale per i minori di Venezia, potesse essere un processo non è stata una decisione giuridicamente banale, tanto che la Procura rodigina aveva chiesto l'archiviazione dell'indagine ritenendo che non si configurassero reati. Di opinione avversa l'avvocato Cristiana Valentini di Pescara, alla quale il curatore speciale del bambino, l'avvocato rodigino Francesco Trapella, ha affidato il mandato di assisterlo nel procedimento penale, che ha opposto l'archiviazione, ottenendo ieri il rinvio a giudizio della donna, difesa dall'avvocato Alessandro Trevisan di Verona. A far propendere il giudice verso la decisione di affidare ad un processo il compito di accertare l'eventuale lesività psicofisica per il figlio dei comportamenti che la madre avrebbe tenuto, pur nella difficoltà di valutarne gli effetti e pur non essendo emerso alcun tipo di violenza fisica, sembrerebbe essere stato il fatto che tali condotte, degradanti per il piccolo, che nel frattempo aveva già compiuto un anno, sarebbero state abituali da parte dalla donna, che tuttavia ha poi avviato un percorso di recupero in una comunità.

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