Sfogo della mamma di una bocciata: «Non la rivogliono più al Cornaro»

PADOVA - Alvise Cornaro, liceo statale riservato ai bravi, atto secondo. Dopo la denuncia di un genitore che nei giorni scorsi aveva sollevato la vicenda del «liceo che chiude le porte ai bocciati», spunta un secondo caso: una ragazza anche lei non solo respinta ma che sarebbe stata pure emarginata dall'istituzione scolastica. Invitata cioè a iscriversi altrove. 

«Nostra figlia a giugno non è stata ammessa in II. Subito abbiamo prenotato i due colloqui con gli insegnanti di cui non ci aspettavamo l'insufficenza. Una ci ha detto: Potevo darle sei!, mentre l'altra non si è presentata senza preavviso. Cosi - racconta la mamma della giovane - abbiamo richiesto un colloquio per 22 giugno con il preside Massimo Vezzaro, il quale non ha accennato minimamente al regolamento scolastico dell'istituto e ha promesso a nostra figlia il cambio di sezione per l'anno successivo, sempre nello stesso liceo. Per poi illuderci». Perchè poi le cose cambiano. Il 9 luglio sarebbe giunta, infatti, dalla scuola alla famiglia una e-mail che comunica «che nostra figlia è in lista d'attesa, ma praticamente senza speranza di entrare, concludendo con vi consiglio di prendere informazioni presso altre scuole perché allo stato attuale non c'è nessuna garanzia che si liberino dei posti sufficienti per tutti gli aspiranti. Nella mail si fa riferimento alla Carta Servizi del 2017 del Cornaro, un malloppo di 83 pagine che credo quasi nessun genitore abbia letto. Ora noi l'abbiamo letto, così pure amici insegnanti di altre scuole, e hanno trovato la cosa assurda». 

Insomma le nove classi prime di cui dispone l'istituto erano già tutte esaurite e, come ha avuto modo di spiegare al Gazzettino il preside Vezzaro, si è reso necessario applicare una modalità di selezione, e quella meritocratica è parsa la più appropriata. «Sembra che non si vogliano più i ragazzi che non sono riusciti, per qualche motivo, a passare l'anno facendoli sentire ancora più sconfitti e inadeguati. Bella lezione di vita - continua la mamma - che si dà a questi ragazzi. Tra l'altro dopo aver girato tutti i licei di Padova non è stato possibile iscrivere nostra figlia in nessuna scuola pubblica. Ne abbiamo dovuto scegliere una privata anche se per la famiglia è un gravoso onere». 
«Noi crediamo - continua, piccata - che ogni insegnante diventi educatore quando non si limita a presentare agli studenti il programma, ma susciti in loro interesse, responsabilità, continua ricerca di sapere, dovere e impegno quotidiano, e rispetto per gli altri». E ancora, lo sfogo prosegue: «Visto il periodo particolare in cui si trovano questi ragazzi, speravamo in un insegnamento che unisse la competenza anche al cuore, che richiede che l'insegnante sappia farsi delle dinamiche affettive che riguardano il gruppo classe e il singolo alunno. Invece, per alcuni, quello dell'insegnante è un mestiere con il distacco, i fastidi e la mancanza di passione per il proprio lavoro». Insomma, conclude la mamma, «il preside ha fatto delle promesse a una 14enne, che poi ha deluso».

    

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