Josè, ogni anno da Boston nella Marca per vendemmiare: «È il mio sogno»

VALDOBBIADENE - L'Italian beauty per lui è trottare tra i filari con le casse piene d'uva, tra forbici e guanti. I vendemmiatori veri dicono che sia meglio come affabulatore che come compagno di lavoro, ma sulle colline di Valdobbiadene tutti l'hanno adottato. E' Josè Gutrecht, e viene da Boston. Argentino di nascita e studi, 82 anni, una prestigiosa carriera come neurologo a Burlington Massachusetts,  due figli. Poi il buen retiro a Boston, da cui si muove per andare a San Francisco da nipoti. E un viaggio galeotto: 12 anni fa, ospite all'hotel Cipriani di Asolo, decise di fare un personal tour insieme ad altri americani sulle colline del prosecco. Fu un folgorazione.
 

«Molti dei miei clienti sull'onda dell'entusiasmo chiedono di rimanere in contatto per poter tornare- spiega la guida Marilisa Berra- Josè ,invece, è stato di parola». Da allora, ogni anno, puntuale come un orologio svizzero, arriva a Valdobbiadene in settembre per prendere parte alla vendemmia sulle colline della Docg. Tutta la città l'ha adottato, in primo luogo i suoi virtuali datori di lavoro. «Dopo il tour nel 2006, mi chiese di poter vivere un'esperienza a diretto contatto con la vendemmia. Desiderava stare con i vignaioli, soggiornare nelle loro case, seguirli e contribuire al lavoro quotidiano». Il luogo scelto fu l'azienda Roccat,luogo d grande fascino con b&b annesso, funzionale alle esigenze di un turista della sua età. E così il medico di Boston ha affittato una stanza nella struttura di famiglia, modellando il suo viaggio sui ritmi della vendemmia.
LEGAME FORTISSIMO
«Dopo la prima esperienza, Josè è tornato ogni anno. Ormai è quasi un parente, c'è un legame fortissimo con l'azienda, al punto che è venuto anche per il matrimonio del figlio dei proprietari». Gutrecht torna in Italia diverse volte l'anno, spesso con i nipoti o con degli amici. Ma per la vendemmia sbarca rigorosamente in solitudine. Vuole respirare il ritmo caenzato della vita agricola, trascorrere le ore in piazza con i molti amici con cui ha stretto ormai relazioni. Ormai è un valdobbiadenese d'elezione. «A Boston studia l'italiano con profitto, quello che lo rovina è parlarlo tra le rive» sorridono i conoscenti. Perchè il medico, che parla un inglese forbito e ricercato nonostante sia argentino di nascita, in italiano si esprime per lo più in dialetto, lingua appresa durante il duro lavoro in collina. Duro ma non durissimo, sogghigna chi lo conosce bene: per il dottor Josè la vendemmia è soprattutto un'occasione di socialità, il ritorno a ritmi di vita slow, e di esperienze che in una metropoli come Boston sono preclusi. I suoi parenti acquisiti italiani lo attendono per l'11 di settembre.
E.F.

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