Intelligenza artificiale nelle aziende: un lavoratore su tre a rischio licenziamento

L'intelligenza artificiale minaccia il posto di lavoro di un dipendente su tre in provincia di Treviso
TREVISO - Con la crescente diffusione di intelligenza artificiale e robot, ci saranno sempre meno operai e impiegati in carne e ossa nelle aziende. Nella Marca quasi un posto di...

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TREVISO - Con la crescente diffusione di intelligenza artificiale e robot, ci saranno sempre meno operai e impiegati in carne e ossa nelle aziende. Nella Marca quasi un posto di lavoro su tre è ad alto rischio a causa dell’automazione. A dipingere lo scenario uno studio di Confartigianato presentato in questi giorni: in provincia di Treviso 91.920 attuali lavoratori, il 30,3% degli addetti totali, potrebbero veder sparire la propria occupazione nel giro dei prossimi anni. Di questi, 56.593, pari al 61,6%, lavorano in piccole e medie imprese fino a 49 dipendenti complessivi, mentre 22.866, il 25%, sono impegnati nell’artigianato. In base a questi indicatori, Treviso si piazza al 22esimo posto della classifica nazionale, e terza su scala veneta, tra le provincie per incidenza delle nuove tecnologie sul mercato del lavoro. La ricerca ha fatto anche emergere gli ambiti dove maggior sarà l’impatto dell’intelligenza artificiale: «Si va dalle funzioni di controllo all’analisi di bilancio, dalla gestione del credito e della finanza d’impresa a quella legale e contrattuale - spiega Oscar Bernardi, presidente di Confartigianato Marca Trevigiana -. Senza contare la gestione dei processi di vendita, l’organizzazione e la gestione dei fattori produttivi, come anche la formazione on the job, la gestione dei rapporti con il mercato, il trasferimento e il trattamento delle informazioni aziendali e le informazioni e l’assistenza dei clienti». 


L’ANALISI

Secondo l’analisi dell’associazione imprenditoriale, sarebbero 10.777 le ditte trevigiane coinvolte in modo marcato da questi processi. Se, appunto, quasi 92mila lavoratori - o comunque le loro funzioni - rischiano di essere “sostituiti” del tutto dalle macchine dovendo reinventarsi una professione, anche gli altri non saranno esenti da conseguenze ed evoluzioni: per poco più di 168mila addetti, ovvero il 55% del totale provinciale, il rischio legato all’automazione è classificato medio e solo per 44.574, il 14,9%, è previsto un impatto basso. Nello specifico dell’artigianato, nel complesso sono a rischio 59.820 occupati. Sulla maggioranza, 36.056 persone pari a 60,3% degli occupati del settore, pesa un’incognita di grado medio, ma per 22.866 (38,2%) il rischio è alto e solo per 897 risulta basso (1,5%). Questi dati collocano la provincia di Treviso al 26° posto in Italia impatto di robotizzazione e digitalizzazione nel sistema produttivo artigiano. 


GLI AMBITI

Da evidenziare come, in ogni ambito, all’aumentare dell’esposizione al rischio automazione delle imprese, cresca il numero medio di lavoratori coinvolti: nelle aziende a basso rischio si contano in media 2,4 addetti, in quelle a medio rischio 2,6, mentre in quelle ad alto rischio si superano i 4 dipendenti. Cosa devono fare e di cosa hanno bisogno gli imprenditori per affrontare le sfide poste dall’avanzare delle nuove tecnologie, cogliendone le opportunità anziché subirne solo i contraccolpi? «Per prima cosa occorre riposizionare l’impresa nel mercato - sottolinea il presidente Bernardi -. Quindi serve personale formato alle abilità tecnologiche necessarie a governare l’automazione, anche con profili alti di competenze. Non può poi mancare una formazione imprenditoriale con sviluppo di specifiche competenze. È evidente che una singola piccola impresa ha difficoltà a raccogliere queste sfide. Per questo gioca un ruolo fondamentale l’associazionismo imprenditoriale. L’impegno è di accompagnare gli imprenditori in questo cambiamento inevitabile, tenendo insieme il futuro dell’azienda e quello dei lavoratori prevedendo dei percorsi di riqualificazione che ben si concilierebbero con le richieste di manodopera specializzata». 

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Il Gazzettino