Capo dei vigili indagato, il sindaco revoca l'invito a parlare sulla legalità

Il comandante Tesoro con il sindaco di Rovigo Bergamin
ROVIGO -  Avrebbe dovuto parlare di legalità e della prevenzione dalle infiltrazioni criminali in Veneto. L’esposizione era fissata per oggi a Treviso, dove...

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ROVIGO -  Avrebbe dovuto parlare di legalità e della prevenzione dalle infiltrazioni criminali in Veneto. L’esposizione era fissata per oggi a Treviso, dove si tiene il convegno “Tutela della Legalità nel sistema socio economico”. Giovanni Tesoro, comandante della polizia locale di Rovigo, uno dei relatori in scaletta, non ci sarà. E non per sua volontà. Il Comune di Treviso, che ha promosso l’incontro, ieri pomeriggio ha ritirato l’invito al capo dei vigili rodigini per un dettaglio non da poco: il comandante è al centro di un’inchiesta del Tribunale di Rovigo che lo vede al momento indagato per peculato, falso ideologico in atto pubblico e truffa aggravata.  E così l’Amministrazione, messa al corrente del procedimento in corso, ha ritenuto quanto meno inopportuna la sua presenza al convegno organizzato dalla polizia locale di Treviso con il patrocinio della Regione. «Non c’è nulla di personale - tiene a precisare il sindaco Mario Conte -, e noi non siamo giudici. Ma non possiamo lasciar spazio a fraintendimenti o equivoci: le posizioni, poi, le chiarirà la magistratura». Difficile dargli torto perchè, al di là delle responsabilità, tutte da dimostrare, del comandante Tesoro, non può che esser stata ritenuta inopportuna, vista l’inchiesta in corso, la sua presenza tra i relatori. 

LA CASSAZIONE
In pratica il comandante Tesoro, 64 anni, è accusato dalla Procura di aver utilizzato l’auto di servizio per effettuare spostamenti che non avevano nulla a che fare con le sue attività istituzionali, di aver falsificato il registro in cui si appuntano gli spostamenti della macchina (pagata dal Comune) e di aver giustificato 20 giorni di assenza per motivi di salute. Motivi, secondo l’accusa, inesistenti. Lo scorso 23 marzo, quando vennero chiuse le indagini, la Procura chiese addirittura gli arresti domiciliari per il comandante o, quantomeno, la rimozione dal servizio. Di diverso avviso sia il gip che il Tribunale del Riesame di Venezia (con ordinanza del 4 maggio) che respinsero la richiesta di custodia. Ma la Procura fece ricorso anche in Cassazione. E pochi giorni fa, il 16 ottobre, la Suprema Corte si è espressa accogliendo, anche se solo in parte, le ragioni della Procura.
L’IMBARAZZO

Resta il fatto che il comandante facente funzione di Rovigo dall’inchiesta non ne è ancora uscito e quindi sarebbe stato inappropriato vederlo al tavolo del convegno a parlare di legalità, almeno finchè sulla vicenda non verrà posta la parola fine. Alla tavola rotonda, invece, prenderanno parte in mattinata il sindaco Mario Conte, il prefetto Maria Rosaria Laganà, il presidente di Unindustria Treviso Maria Cristina Piovesana, il procuratore della Repubblica di Treviso Michele Dalla Costa, il colonnello dei carabinieri della Dia di Padova Carlo Pieroni, Pierluigi Granata, criminologo, l’assessore regionale alla Sicurezza Cristiano Corazzari, il dirigente regionale Marco Caccin. Leggi l'articolo completo su
Il Gazzettino