A rischio taglio la principale fonte di energia rinnovabile del Veneto

Nuove regole sulle acque: produzione idroelettrica incerta. Ecco cosa sta succedendo alla Bim Belluno Infrastrutture

A rischio taglio la principale fonte di energia rinnovabile del Veneto - Foto di Henryk Niestrój da Pixabay
BELLUNO - L'Italia e il Nordest spengono le luci e risparmiano sul gas mentre rischia di essere tagliata decisamente la principale fonte di energia rinnovabile del Veneto. Da...

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BELLUNO - L'Italia e il Nordest spengono le luci e risparmiano sul gas mentre rischia di essere tagliata decisamente la principale fonte di energia rinnovabile del Veneto. Da gennaio dell'anno prossimo circa il 30% della produzione idroelettrica del Bellunese è infatti a rischio: la Provincia ha deciso di adeguare il deflusso ecologico delle acque degli impianti, in pratica di aumentare il rilascio in fiumi, torrenti e in generale nell'ambiente. «Entro fine anno ci dobbiamo adeguare e ci sono centrali che con questi criteri potrebbero dover ridurre la produzione della metà, altre del 30%: sono numeri importanti, per esempio il fabbisogno di energia di una città da 50mila abitanti per tre mesi. Senza contare i mancati introiti per i Comuni nostri soci che dalla vendita di energia idroelettrica incassano 3-4 milioni all'anno in media, ossigeno per i loro bilanci, soprattutto oggi con i rincari a cui stiamo assistendo - avverte Bruno Zanolla, amministratore unico di Bim Belluno Infrastrutture, società che gestisce 35 centraline idroelettriche in provincia -. Le direttive di salvaguardia ambientale che hanno imposto la rideterminazione dei minimi deflussi si basano su criteri spesso vecchi o non allineati con la reale situazione di fiumi o torrenti. Ricordo poi che la produzione idroelettrica è la fonte di energia rinnovabile per eccellenza, il sistema restituisce l'acqua in toto all'ambiente e non inquina. In questo momento abbiamo tali e tanti problemi energetici, con gas ed elettricità a costi incredibili, questa non mi sembra una priorità. Se si ritardasse l'applicazione di questa direttiva di un anno o due non succederebbe niente, non ci sarebbero disastri ambientali, i corsi d'acqua sono già in sicurezza malgrado al siccità. E poi non si capisce come mai solo Belluno sia partita in quarta: non mi risulta che in altre regioni ci sia stata questa direttiva».


«Io ho una centralina nei pressi di Lorenzago di Cadore e 4 in Emilia Romagna, solo nel Bellunese c'è stata questa richiesta che rischia di tagliare la mia produzione di oltre il 30% provocando un danno economico di circa 200mila euro dopo tutti i problemi che abbiamo già vissuto quest'estate tra siccità e Vaia 2 - spiega Michele Burigo, imprenditore della Sip di Bolzano - in pratica vogliono annullare la produzione di elettricità che garantirebbe il consumo di 900 famiglie all'anno. Preferiamo produrre energia dal carbone, fonte molto inquinante, piuttosto che fare una proroga del rilascio. Non siamo contro il deflusso ecologico ma deve essere applicato con razionalità e su dati concreti». «Nel nostro caso si prospetta una riduzione del 20-25% della produzione di elettricità - spiega Gianpietro Zannoni, amministratore unico della Valmontina srl - il tutto dopo un anno funestato dalla siccità. Il nostro impianto poi non crea problemi all'ambiente: l'acqua dopo la presa finisce in una forra e viene assorbita dal terreno. La Regione ha delegato le funzioni che riguardano le derivazioni alla Provincia di Belluno, unica ad attivarsi su questo fronte: la giunta del Veneto ora potrebbe bloccare l'applicazione della legge in nome dell'interesse superiore in questa emergenza energetica. Nel frattempo noi siamo pronti ad aderire alla convenzione stipulata con Enel Green Power, Autorità di Bacino e Arpav».


SCAPPATOIA

Già perché i grandi produttori avrebbero pronta una scappatoia. Nella sola provincia di Belluno ci sono circa 125 impianti idroelettrici, 15 quelli di grande derivazione (i più potenti) tutti dell'Enel. Nelle annate normali la produzione idroelettrica del Bellunese è di circa 2,1 miliardi di kilowattora all'anno per un consumo totale intorno al miliardo, ma con la siccità la resa sarebbe stata dimezzata. E da gennaio se entrassero in vigore le nuove regole sul deflusso andrà ancora peggio. Nell'inverno peggiore per l'Italia. Leggi l'articolo completo
su Il Gazzettino
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