«Evviva sono positivo», sul web il tam tam per i Covid party tra gli infermieri no vax

Uno dei tanti post per annunciare i Covid Party
TREVISO - Covid-party anche tra gli infermieri per avere il Green pass rafforzato. Nell'ultimo periodo si sono moltiplicate le segnalazioni di operatori della sanità...

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TREVISO - Covid-party anche tra gli infermieri per avere il Green pass rafforzato. Nell'ultimo periodo si sono moltiplicate le segnalazioni di operatori della sanità no-vax che hanno incontrato colleghi positivi proprio con l'intenzione di contagiarsi, in modo da poter poi risultare guariti, scongiurando così il rischio di essere sospesi. Quanto già raccontato da alcuni presidi per quanto riguarda gli insegnanti, insomma, vale anche per la sanità. La conferma arriva direttamente dall'Ordine delle professioni infermieristiche di Treviso. «Abbiamo ricevuto diverse segnalazioni di cene con persone positive organizzate da infermieri non vaccinati rivela la presidente Samanta Grossi con l'obiettivo di contagiarsi, così da evitare almeno temporaneamente la sospensione dal servizio e il conseguente taglio dello stipendio».

Presidente Grossi, i Covid-party sono quindi una realtà pure tra gli infermieri.
«Sì, ci sono stati segnalate situazioni di questo tipo anche tra alcuni infermieri. Si è trattato generalmente di cene organizzate a casa di amici risultati positivi, senza rispetto delle quarantene e degli isolamenti».

Avete presentato denunce?
«Fino ad ora no, perché c'è un vero e proprio muro di omertà. Le segnalazioni sono di carattere generale: nessuno fa i nomi degli infermieri coinvolti in questi casi».

E come giudicate simili comportamenti?
«Sono irresponsabili e inconcepibili. Tanto più da parte di operatori della sanità. Oltre agli enormi rischi per la salute di ogni persona che punta a contagiarsi consapevolmente, non si capisce nemmeno l'utilità».

In che senso?
«Nel senso che la vaccinazione contro il coronavirus oggi è un requisito essenziale per il personale sanitario. Chi si contagia può rinviare l'iniezione di quattro mesi. Ma poi il nodo per loro si porrà comunque. E se non c'è un valido motivo, chi non si sottopone all'iniezione viene inevitabilmente sospeso».

Alcuni insegnanti no-vax puntano a superare questo periodo con la speranza che poi i contagi tendano ad azzerarsi. Confidano che a quel punto venga rivisto anche l'obbligo vaccinale.
«Può essere, ma credo che in ambito sanitario la situazione sia diversa. Qui si parla di un requisito essenziale, appunto. Tanto che l'Ordine non accetta nuovi iscritti se non si sono vaccinati contro il Covid. Difficile pensare che nel giro di qualche mese, ammesso che i contagi diminuiscano, cosa che speriamo tutti, ci possano essere passi indietro sul fronte dell'obbligo vaccinale».

Quanti sono gli infermieri in servizio nel Trevigiano ancora senza Green pass rafforzato?
«Adesso sono circa 800, tra dipendenti dell'Usl, strutture private, case di riposo e liberi professionisti. Nella piattaforma nazionale risultano non in regola: non sappiamo se perché devono ancora fare la prima dose o se manca loro la terza. Quel che è certo è che non hanno portato a termine il ciclo vaccinale obbligatorio».

E li sospenderete tutti?


«Al momento abbiamo deliberato la sospensione di 140 infermieri. Solo due o tre hanno cambiato idea, vaccinandosi contro il Covid. Per il resto stiamo inviando a tutti la lettera per invitarli a mettersi in regola nel giro di cinque giorni. Ma 800 lettere sono tante. E di conseguenza procediamo in modo progressivo».
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Il Gazzettino