La Corte dei Conti condanna l'ex presidente dell'Ipab Luca Segalin: restituirà 103mila euro

Luca Segalin
VENEZIA -  L'ex presidente dell'Ipab Istituzione veneziana Servizi sociali alla persona, Luca Segalin, che dovrà risarcire l'ente con 103mila 172 euro per...

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VENEZIA -  L'ex presidente dell'Ipab Istituzione veneziana Servizi sociali alla persona, Luca Segalin, che dovrà risarcire l'ente con 103mila 172 euro per emolumenti ritenuti non congrui dalla sezione giurisdizionale veneta della Corte dei Conti.


Insieme a lui sono stati chiamati in giudizio (e condannati) anche gli ex segretari-direttori Gian Luigi Penzo (che dovrà pagare 17.772 euro) e Marino Favaretto (4.734) e che dovranno rifondere anche le spese legali.
Stralciata invece la posizione dei revisori dei conti, nei confronti dei quali è stata dichiarata cessata la materia del contendere: Vincenzo Sabato, Ausilia Mattiello, Massimo Tremante, Cinzia Barbiero, Nicola Bombassei avevano infatti già risarcito l'Ipab per quanto indebitamente percepito, e la Magistratura contabile ha accolto le eccezioni mosse dalla difesa. I revisori, infatti, non partecipavano alle delibere del consiglio di amministrazione nè potevano intervenire sulle determinazioni, dovendosi limitare a vigilare sulla regolarità contabile e finanziaria dell'Ente. E nei loro confronti non erano state mosse accuse di dolo o di manifesta imperizia.


Tutto era partito dalla denuncia, nel 2021, di Maurizio Interdonato, in qualità di revisore unico dei conti dell'Istituzione, in seguito alla quale era partita un'indagine sui compensi corrisposti ai membri del consiglio di amministrazione dal 2016 al 2021 (tenendo conto che quelli precedenti erano ormai prescritti).
La procura aveva quindi presentato un conto da 220 mila euro all'ex presidente, Luca Segalin, ai due ex segretari-direttori Gian Luigi Penzo e Marino Favaretto, e ai revisori dei conti: a partire dal 2006 i compensi per gli amministratori sarebbero stati corrisposti in forma superiore a quanto stabilito dalla legge regionale, che prevede che l'importo totale annuale delle indennità del consiglio non ecceda lo 0,6% delle entrate correnti, riferite all'ultimo bilancio consuntivo approvato.
Agli imputati erano state attribuite responsabilità diverse, e quindi richiesti dei risarcimenti personalizzati per ciascuno.


Secondo la Corte, «le condotte sono imputabili a titolo di colpa grave, in quanto emerge, con evidenza, che i convenuti (Segalin, Penzo, Favaretto) hanno adottato una condotta che si è discostata in modo abnorme da quanto esigibile da essi secondo una logica ex ante, andando oltre la semplice violazione di legge o di regole di buona amministrazione ed integrando l'inescusabile negligenza se non anche la previsione dell'evento dannoso».


Segalin, in particolare, «non ha proposto al consiglio di amministrazione, in veste di presidente, la deliberazione annuale per la determinazione delle indennità di carica spettanti agli amministratori dell'IPAB, lui compreso, ma ha assunto provvedimenti in una materia che non rientrava nelle sua competenze, in assenza dei presupposti di necessità e di urgenza, omettendo di investire l'Organo consiliare, nemmeno ai fini di un'eventuale ratifica successiva - si legge nella sentenza - Rispetto alle determine di analogo contenuto, ma riferite ad annualità successive, Segalin ha omesso di impartire ai Segretari-Direttori in carica direttive per il funzionamento e la vigilanza di tutti gli uffici e servizi, per evitare o limitare il pregiudizio derivante dall'errata applicazione del criterio di calcolo dei compensi»
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Il Gazzettino