Sciopero al carcere di Baldenich: scatta il “digiuno” degli agenti

IL CASO
BELLUNO Da ieri gli agenti di polizia penitenziaria in servizio nella casa circondariale di Baldenich non si siedono a mensa. Per protesta contro la mancata soluzione della questione dell’Articolazione di tutela di salute mentale, che è all’interno del carcere, hanno deciso di disertare la mensa obbligatoria di servizio. Non è uno sciopero della fame: i poliziotti portano per i pasti i loro generi alimentari dall’esterno. Ma, non potendo scioperare, spiegano le organizzazioni sindacali, gli agenti esprimono il loro dissenso evitando di usufruire della mensa loro riservata. Ieri l’adesione è stata totale: nessun agente si è seduto a mensa. L’agitazione proseguirà a tempo indeterminato. 
GLI EPISODI
L’ultima situazione che ha messo in pericolo il personale risale alla scorsa settimana quando uno degli ospiti dell’Articolazione di salute mentale (Asm) si è scagliato contro il medico. «L’aggressione fortunatamente si è conclusa bene - spiega Robert Da Re della Cisl Fns Belluno Treviso - ma poteva degenerare». Come spiegato dai sindacati «non si è sfiorato il peggio solo grazie al sangue freddo e alla professionalità dei poliziotti in servizio». E non sarebbe l’unico episodio di questi giorni. Prima ancora risse, atti di autolesionismo, tutti eventi che vengono gestiti e sedati dagli agenti di polizia penitenziaria.
I SINDACATI
Ad annunciare la protesta le sigle sindacali unite (Cisl Fns, Cgil Fp, Uspp, Sappe, Osapp, Fsa Cnpp) che ieri hanno diffuso un comunicato stampa. «È stato proclamato - si legge - lo stato di agitazione del personale di polizia penitenziaria di Belluno e a partire da oggi (ieri ndr) gli agenti si asterranno dalla mensa obbligatoria di servizio come segno di protesta». La decisione avviene, come spiegato dai sindacati «dopo quasi un anno di promesse da parte dell’amministrazione penitenziaria in merito alla chiusura della sezione Articolazione per la tutela della salute mentale del penitenziario bellunese, ultima fra tutte l’impegno preso con l’onorevole Luca De Carlo lo scorso giugno dal provveditore del Triveneto per una chiusura definitiva entro due mesi e visti gli ultimi eventi critici che hanno messo a repentaglio l’incolumità psicofisica del personale di polizia penitenziaria e civile». «È inverosimile - affermano il segretario Fsa Cnpp Lavinia Roldo, il segretario provinciale del Sappe Luigi Pantusa, il segretario provinciale Cgil Fp Luisa Baschiera, il segretario provinciale Osapp Giuseppe Ongaro e Robert Da Re per la segreteria territoriale Cisl Fns Belluno Treviso -, l’atteggiamento dell’amministrazione penitenziaria, che a conoscenza dell’inadeguatezza della struttura e della gestione traballante dei “pazienti-detenuti”, rimanga impassibile di fronte al disagio lavorativo dei poliziotti bellunesi. Incomprensibile anche l’atteggiamento della Sanità Veneta». Gli agenti della Casa Circondariale di Belluno sono determinati e adotteranno ogni mezzo possibile per salvaguardare i propri diritti lavorativi».
LA DIRETTRICE
«Si tratta di episodi che avvengono anche nelle altre sezioni e non ci sono stati casi gravi come in passato», spiega la direttrice del carcere Tiziana Paolini. «Da parte dell’amministrazione - prosegue - c’è tutta l’intenzione di trovare una soluzione con i sindacati e gli agenti e speriamo che la cosa si risolva presto. Faccio comunque preparare i pasti per gli agenti (25-30 pasti), visto che qualcuno potrebbe rinunciare». E in merito alla mancata chiusura dell’Articolazione di salute mentale dice: «Non c’è stato alcun dietrofront, ma forse ci sarà bisogno dei tempi tecnici, bisognerà individuare il posto. Non è semplice: è il provveditorato regionale a organizzare questa procedura, che non si è ancora conclusa».

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