Capitale della cultura 2021, doccia fredda: la città ritira la candidatura

Un'immagine della città dall'alto
PORDENONE - L’amministrazione Ciriani getta la spugna, almeno per quanto riguarda il grande obiettivo del 2021, cioè quello di far diventare Pordenone capitale...

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PORDENONE - L’amministrazione Ciriani getta la spugna, almeno per quanto riguarda il grande obiettivo del 2021, cioè quello di far diventare Pordenone capitale italiana della cultura. L’appuntamento, almeno sulla carta, è rinviato al 2022, quando il progetto di base potrà essere più completo. La decisione inaspettata è stata presa ieri in giunta, alla presenza del professionista Maurizio Cecconi, al quale erano state affidate le chiavi del “disegno”. Il bando per la presentazione della candidatura, che scadrà tra circa un mese e mezzo, secondo il sindaco Alessandro Ciriani «non avrebbe concesso alla città il tempo necessario a trasformare i punti di debolezza in punti di forza». 

I FATTI
Ieri era in programma l’incontro con Maurizio Cecconi. Si dovevano definire almeno i contorni del progetto legato alla candidatura di Pordenone. Ma al posto dell’aggiornamento, è arrivata la doccia fredda: «Non si tratta di una candidatura ritirata - ha spiegato ancora il sindaco Alessandro Ciriani - ma solamente di un rinvio al 2022, quando potremo presentare un piano in grado di competere con più forza con altre città. È vero che Pordenone aveva già dei punti di forza - ha proseguito il primo cittadino -, ma lo è altrettanto il fatto che la città avesse anche dei punti deboli. Non c’era il tempo sufficiente per mettere a punto le partnership tra pubblico e privato, e nemmeno quello per solidificare i pilastri sui quali costruire un piano vincente. Non si trattava di un semplice “progettino”, ma di un “masterplan” generale pieno di dettagli. Ad esempio non saremmo stati in grado di presentare come fatti e finiti tutti i progetti legati all’urbanistica che avrebbero preso piede durante l’anno, perché la scadenza era ravvicinata. Così, d’accordo con la regia del progetto rappresentata dai professionisti, si è scelto di rinviare la corsa al 2022. Nel frattempo, quest’anno organizzeremo delle giornate a tema legate alla futura candidatura, in modo da unire le forze con più tempo a disposizione. Sarà un bene per tutti». 
LE CRITICHE

Dopo le perplessità espresse negli scorsi giorni da Marco Salvador (Pn 1291), ieri sera è arrivato il commento al veleno di Daniela Giust (Pd). «Ci sentiamo presi in giro - ha detto l’esponente “dem” -. Sembra di essere di fronte a una vera pagliacciata. Il sindaco sembrava già titubante un mese fa, era perplesso. Ma nonostante ciò si andati avanti con uno studio preliminare, coinvolgendo i professionisti. Tutto ciò rappresenta l’immagine di una maggioranza indecisa, e forse anche divisa». La scadenza del bando era fissata al 2 marzo. Le contendenti erano città come Ferrara, Catania e Verona, ma anche Capaccio Paestum e Padula in Campania all’Unione dei Comuni della Romagna Forlivese e a Cerveteri, nel Lazio. I dossier preliminari dovevano essere esaminati dalla commissione entro il 30 aprile. In quella data doveva avvenire (e avverrà, ma non per Pordenone) la prima scrematura. Poi, il 10 giugno, la candidatura più idonea sarebbe stata inviata al ministero dei Beni culturali. Per vivere tutte queste emozioni, Pordenone dovrà aspettare ancora un anno. Ora si aprirà un fronte tra maggioranza e opposizione, con le polemiche che sono circolate già nella tarda serata di ieri.  Leggi l'articolo completo su
Il Gazzettino