Stermina la famiglia, Blerta confessa. Spunta il movente economico

PORDENONE - È stata la figlia maggiore, Blerta Pocesta, a uccidere a colpi di pistola il padre Amit di 55 anni, la madre Nazmie di 53 e la sorellina Anila di soli 14 a Debar, in Macedonia, paese d'origine della famiglia che risiedeva a Cornadella di Sacile. La 28enne, dopo essere stata interrogata dal procuratore e sottoposta all'esame del guanto di paraffina, è stata arrestata per triplice omicidio. Inchiodata da indizi e prove schiaccianti davanti alle quali la giovane non ha potuto far altro che confessare per poi svelare anche dove aveva nascosto l'arma usata per l'agghiacciante delitto con tanto di finale da film dell'orrore. Con lei sono finiti in carcere anche Ferdi Gashi, 31 anni e Veap Klobochishta, 61 anni, che l'hanno aiutata a commettere l'omicidio.
LA SVOLTA
Domenica la svolta, quando la notizia del fermo della figlia più grande della famiglia Pocesta rimbalza dalla Macedonia in Italia. Poche ore prima Procura e Polizia macedoni avevano ricevuto dai colleghi italiani il materiale rinvenuto e sequestrato nell'abitazione di Cornadella. «Elementi significativi ai fini delle indagini», ha confermato ieri mattina il procuratore di Pordenone Raffaele Tito. La conferma definitiva è arrivata poi in tarda serata quando il Ministero dell'Interno ha ratificato l'arresto della polizia macedone delle tre persone.
LE INDAGINI
Blerta pensava di aver depistato gli investigatori con i suoi pianti disperati. Aveva detto che la notte dell'omicidio si trovava in Italia, ma non è riuscita a mettere in atto il delitto perfetto. Dietro di sé, oltre a tre morti, ha infatti lasciato una lunga scia di indizi e prove che l'hanno inchiodata alle sue atroci responsabilità. Gli investigatori hanno scoperto che la ventottenne la notte del delitto era a Debar. È stata la squadra mobile di Pordenone a ricostruire i movimenti della ragazza. Il dirigente Brunella Marziani e i suoi uomini hanno scoperto che Blerta era andata e tornata da Skopje in 24 ore. Il 25 agosto si è imbarcata alle 6.20 sul volo Venezia - Vienna, da dove ha raggiunto Skopje. Il 26 agosto è rientrata con un volo Skopje - Belgrado - Venezia, dove è arrivata alle 20. Dai tabulati telefonici la Mobile ha scoperto che la prima telefonata è stata fatta a un macedone. Individuata l'utenza, attraverso il programma Socmint (Social media intelligence) che permette di studiare i profili on line, ha trovato il 31enne che ha poi venduto a Blerta la pistola. Il suo screenshot è stato inviato alla polizia macedone assieme ai fotogrammi in cui si vede Blerta all'aeroporto di Venezia alla partenza e all'arrivo. Una grande indagine quella portata avanti dagli uomini del questore di Pordenone Marco Odorisio.
I SOLDI
A far premere il grilletto a Blerta sarebbero stati i soldi. Ovvero dietro al terribile triplice omicidio ci sarebbe un movente prettamente economico. La ventottenne avrebbe infatti fatto stipulare a tutta la sua famiglia, in Italia, un'assicurazione sulla vita per una cifra intorno al milione e mezzo di euro. Un contratto dietro al quale si celerebbe movente dell'atroce delitto. Tra le ipotesi al vaglio della Procura macedone c'era anche quella di una relazione amorosa non gradita ai genitori, ma questa strada sembra aver perso consistenza.
IL PROFILO
Una studentessa modello ai tempi delle superiori, frequentate con profitto all'Isis Marchesini di Sacile. Una giovane donna che sognava la carriera nel mondo del lavoro subito dopo la maturità, superata con un voto superiore al 90. Blerta si è diplomata in ragioneria nel 2010 e nel suo percorso scolastico ha ottenuto anche una menzione dai Giovani industriali di Pordenone per un progetto sull'azienda del domani. Il suo carattere, secondo le persone che la conoscono meglio, nasconderebbe però una fragilità di fondo che spesso l'ha portata a cedere all'ansia e all'insicurezza, ma anche all'ira. La ventottenne lavorava come segretaria alla 4-noks di Francenigo, frazione di Gaiarine (Treviso). I colleghi sono rimasti atterriti.
 

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