«Siamo senza medici, finalmente se ne è accorto anche il ministro»

BELLUNO - «Mi fa piacere che, finalmente, il problema della carenza dei medici, di cui Belluno soffre da anni, sia diventato un tema nazionale affrontato anche dal ministro Grillo». Adriano Rasi Caldogno, direttore generale dell'Usl Belluno Dolomiti, sollecitato sull'argomento dopo la presa di posizione dell'Ordine provinciale di medici e odontoiatri che chiedono misure urgenti per evitare il default della sanità bellunese, non dice apertamente che si è scoperta l'acqua calda, ma ricorda che da almeno tre anni si sta battendo per trovare la quadra ad un problema che, se non risolto rapidamente, potrebbe portare ad azionare la leva dei tagli. Dove? Rasi Caldogno, ancora una volta, non dice apertamente dove, ma è sottinteso che la scure calerà sugli ospedali periferici. Perché concentrare le forze sarà l'unico modo per continuare a garantire i servizi sanitari.

 
«Da almeno tre anni - prosegue il dg che - mi sto spendendo davanti all'opinione pubblica, con sindaci e politici per far capire la pesante situazione in cui ci troviamo. Una condizione dovuta al blocco nelle specializzazioni, per noi aggravata dalla condizione di marginalità della nostra provincia, meno appetibile rispetto di alte realtà».
Il problema è che il sistema è in ritardo.
«C'è stata una clamorosa sottovalutazione della programmazione all'accesso alle specialità e anche se ci si mettesse subito mano ci vorrebbero almeno cinque anni per cominciare a respirare. La nostra bacheca dei bandi per la ricerca di personale è lunghissima. Solo in pochi casi riusciamo a coprire i posti e spesso solo in maniera provvisoria. Per il pronto soccorso stiamo cercando un numero consistente di specialisti. Non parliamo poi dei pediatri dove è peggio che andare di notte. Anche con i ginecologi si fa fatica e questo è uno dei problemi che si riflette pesantemente sul punto nascite di Pieve di Cadore».
La soluzione più rapida, per curare una sanità anemica di professionisti, viene indicata da Rasi Caldogno dall'approvazione del Piano di autonomia del Veneto.
«In questo pacchetto - spiega il dirigente - sono inserite una serie di misure volte ad incentivare l'arrivo di professionisti, anche stipulando contratti integrativi regionali. Ecco, se questa misura passasse nell'arco di poco sarebbe un sollievo. Diversamente ci costringeranno a contrarre l'offerta».
Difficile dire fino a quando la sanità bellunese reggerà, ma giusto per dare l'idea di quanto ormai il sistema nazionale sia arrivato alla canna del gas, Caldogno porta l'esempio della ricca Bolzano. «Ebbene - aggiunte il dg -, l'anno scorso cercavano ben 120 professionisti e per riuscire ad averli hanno rinunciato anche al patentino di bilinguismo».
In questo quadro di doppia difficoltà, nazionale e provinciale, Rasi Caldogno spiega di muoversi quotidianamente e disperatamente per cercare di trovare soluzioni a «legislazione vigente».
Il problema non viene individuato nella Regione, competente in materia sanitaria, ma a livello nazionale dove un errore di calcolo nell'ammissione alle scuole di specializzazione ha prodotto un disastro.
«La Regione Veneto - conclude il dirigente - è pienamente cosciente della situazione e ormai da tempo si è attivata anche tramite la Conferenza delle Regioni. Oggi vedo che finalmente il ministero si sta muovendo».
Intanto Roma ha chiesto alle Regioni di quantificare la carenza di personale negli organici, promettendo cambiamenti già nella prossima legge di Stabilità.
Lauredana Marsiglia

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