Dall'Avis appello agli stranieri: «Siete i nuovi veneti Donate il sangue»

Dieci veneti su cento sono di origine straniera ma la percentuale scende a 2 se si va a scorrere le liste dei donatori di sangue. Un potenziale, quello dei nuovi cittadini, su cui l'Avis ha deciso di puntare, aprendo un dialogo con le comunità straniere, a partire da quella islamica che si è già messa a disposizione. La riflessione prende spunto dai dati raccolti dal periodico di Avis regionale Dono&Vita, presentati ieri dal direttore Beppe Castellano, insieme al presidente di Avis Veneto, Giorgio Brunello, al coordinatore della Federazione Comunità islamiche del Veneto, Tanji Bouchaib, e a don Marino Callegari, per la Caritas Nordest. Secondi i dati Istat, il Veneto è la terza regione d'Italia per numero di studenti di origine straniera: nel 2017 erano 91.641 con un'incidenza complessiva del 13%, che sale al 15,5% nella scuola dell'infanzia e primaria. Inoltre, fatto cento il totale dei residenti di origine straniera, l'89% ha  meno di 55 anni. «I nuovi cittadini sono per la maggior parte giovani, proprio la categoria su cui punta l'Avis: mentre la popolazione italiana invecchia abbiamo bisogno delle nuove generazioni» commenta Castellano. L'invito a donare il sangue, però, è un messaggio che forse non è ancora circolato al meglio tra le comunità straniere. 
I NUMERIDalle Avis comunali analizzate emerge infatti appena un 2% di donatori di origine straniera (in tutto circa 3mila persone), con un picco del 10% nella piccola sede di Bassano del Grappa, dove tra i 635 donatori 60 sono stranieri. Resta da fare un grande lavoro anche nelle grandi città, in particolare a Mestre o a Padova dove a fronte di grandi comunità, la presenza degli stranieri nei registri dell'Avis si ferma al 2%. «È un buon dato di partenza - commenta Brunello - Ora vanno messe in campo azioni mirate destinate a tutti gli immigrati regolari. Oggi che il sangue diminuisce, vogliamo dare ai nuovi veneti l'occasione di impegno solidale che molti cercano». 
A sostenere l'Avis nel programma di incontri e iniziative ci saranno molte tra le 200 associazioni islamiche della regione: «Il Corano dice chiaramente che salvare un'anima significa salvare l'intera comunità - commenta Bouchaib-. La volontà da parte nostra c'è: all'ingresso di tutte le associazioni ci sono già le targhe dell'Avis». Passo successivo sarà trovare un modo per dialogare con la comunità cinese, molto presente ma meno organizzata. In ogni sezione, anche nelle più grandi, i donatori cinesi sono non di più di un paio.  Leggi l'articolo completo
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