Atti osceni davanti a una ragazzina minorenne: assolto, non è reato

VENEZIA La ragazzina si era riparata dalla pioggia in un androne. E qui aveva trovato uno sconosciuto che si era calato i pantaloni per masturbarsi davanti a lei. Una scena che l'aveva turbata. Per questo l'uomo, un 28enne di origini albanesi, era finito a processo per atti osceni, per quella particolare ipotesi di reato che coinvolgendo i minori non è stata depenalizzata. In realtà la legge punisce come reato chi commette atti osceni in luoghi frequentati da minori, anche se i minori non ci sono. Ma se il fatto accade altrove - come hanno precisato delle recenti sentenze della Cassazione - il reato non c'è più. E l'atto osceno va punito con una semplice multa. Così  anche il 28enne di questa storia ieri è stato assolto. Perché il fatto non è previsto dalla legge come reato, come ha sentenziato il giudice monocratico di Venezia, Fabio Moretti, che ha disposto la trasmissione degli atti alla Prefettura per la sanzione amministrativa.
LA DENUNCIAUna conclusione che evidenzia i paradossi della norma per una vicenda iniziata quattro anni fa, a San Donà di Piave. É qui che in un giorno di pioggia la ragazzina, all'epoca sedicenne, si rifugia in un androne, in attesa che il padre la venga a prendere in macchina per riportarla a casa dopo un pomeriggio passato con un'amica. L'incontro con il giovane esibizionista la turba non poco e i genitori decidono di sporgere denuncia. L'uomo viene individuato e la Procura procede per atti osceni in luogo pubblico. Un reato che fino al 2016 veniva punito con la reclusione da 3 mesi a 3 anni. Poi il decreto legislativo 8/2016 lo ha depenalizzato, riscrivendo l'intero articolo 527 del codice penale.
Ora gli atti osceni «in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico» vengono puniti con una sanzione amministrativa che da va dai 5mila ai 30mila euro. Restano un reato, come una pena prevista dai 4 mesi ai 4 anni e 6 mesi di reclusione, sole «se il fatto è commesso all'interno o nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori e se da ciò deriva il pericolo che essi vi assistano».
IL PARADOSSOInsomma, paradossalmente, commette un reato chi si masturba davanti a una scuola, anche se non lo vede nessuno, ma c'è il pericolo che possa arrivare un minore, non chi lo fa davanti a un minore trovato per strada. Il caso, appunto, capitato a San Donà di Piave. Ieri la stessa Procura ha chiesto l'assoluzione dell'imputato alla luce delle recenti sentenze della Cassazione. Così come il difensore d'ufficio dell'uomo, l'avvocato Gaio Tesser, che ha citato anche una recente sentenza della suprema corte su di un altro caso veneziano: atti osceni commessi in un vaporetto davanti a un minore, per cui inizialmente c'era stato un patteggiamento. Ebbene, la Cassazione lo ha annullato proprio perché il vaporetto non è un luogo abitualmente frequentato da minori. Ed ecco, dunque, anche la sentenza di ieri con l'assoluzione perché il fatto non è previsto dalla legge come reato e la conseguente trasmissione degli atti alla Prefettura per la multa.
Roberta Brunetti

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