Violenza sessuale su due sorelline di 6 e 8 anni, tutti assolti

Tribunale di Viterbo
Violenza sessuale su due sorelline di 6 e 8 anni, tutti assolti. E’ finito ieri il processo a una coppia di genitori 40enni e a un imprenditore di Capranica finiti alla...

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Violenza sessuale su due sorelline di 6 e 8 anni, tutti assolti. E’ finito ieri il processo a una coppia di genitori 40enni e a un imprenditore di Capranica finiti alla sbarra per pedofilia e maltrattamenti. Tutti e tre erano accusati di violenza sessuale sulle due sorelline. Abusi che, secondo l’iniziale quadro probatorio, sarebbero stati ripresi con una telecamera nel 2014.

L’ipotesi accusatoria durante il dibattimento però è venuta meno e la stessa pm, che ha seguito le indagini, in fase di discussione ha chiesto l’assoluzione per mancanza di prove. Una richiesta dettata dal fatto che le due sorelline in fase di indagine raccontarono fatti che nell’incidente probatorio, celebrato 6 mesi dopo, non confermarono. Non solo, le bimbe dopo essere state allontanate dalla famiglia furono riaffidate loro. E da quel giorno avrebbero fatto perdere le proprie tracce.

Era febbraio del 2014 quando la polizia intervenne in una lite domestica, è proprio da questa lite che maturò l’ipotesi accusatoria. Sedata la lite la polizia parlò con i figli della coppia. Un maschio, due sorelline. E dalle parole delle sorelline partì tutto. Le due raccontarono che spesso venivano messe sul letto in mutandine e venivano fotografate e dietro la telecamera, stando alle indagini, ci sarebbe stato il 47enne. Anche mentre si baciavano. Le due bimbe durante le indagini furono anche portate a visita ginecologica. La dottoressa avrebbe detto di non aver mai visto, se non in alcuni casi sporadici, situazioni simili.

«E' emersa in aula la totale estraneità del mio assistito – affermò l’avvocato Vincenzo Petroni, legale dell’imprenditore in una delle udienze -. Durante le indagini non è stato rinvenuto nessun materiale pedopornografico nella macchinetta, che attesti quanto si sta dicendo». Le parole del difensore hanno trovato conferma nella sentenza del collegio del Tribunale di Viterbo.

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Il Gazzettino