Ponte crollato a Genova, la prova chiave: i tiranti erano gravemente corrosi

GENOVA - Un tirante che appare come tranciato di netto e che all'interno mostra cavi corrosi da tempo, con un altissimo grado di ammaloramento. Potrebbe essere il tassello...

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GENOVA - Un tirante che appare come tranciato di netto e che all'interno mostra cavi corrosi da tempo, con un altissimo grado di ammaloramento. Potrebbe essere il tassello chiave quello individuato nelle ultime ore dai periti nell'ambito dell'inchiesta sul crollo di ponte Morandi per spiegare la dinamica del disastro di Genova avvenuto lo scorso 14 agosto. Si tratta del reperto numero 132, ritenuto un pezzo nevralgico dai periti del gip e dai consulenti che potrebbe essere compatibile con la ricostruzione del cedimento del viadotto per via di una corrosione degli stralli, i tiranti che sostenevano la struttura e che avrebbero dovuto essere ristrutturati nell'ambito del progetto di retrofitting del Morandi. La parte repertata in particolare mostra un tirante strappato, tra quelli esposti sul lato mare del viadotto, in un punto di forte tenuta per l'equilibrio del ponte venendo meno il quale si potrebbe essere innescato il crollo. Il reperto 132 verrà ora inviato a Zurigo dove verranno eseguire ulteriori analisi.


Intanto sul fronte delle indagini della Guardia di Finanza di Genova, nella quale sono impegnati gli uomini del primo gruppo guidato dal colonnello Ivan Bixio, si amplia la lista delle persone informate sui fatti che potrebbero essere sentite dalla procura e la cui posizione è al vaglio degli inquirenti. Una quarantina in tutto i nuovi nomi che potrebbero fornire indicazioni nell'ambito dell'accertamento di eventuali responsabilità legate alle manutenzioni sul viadotto: complessivamente tra la lista precedente e quest'ultima, compilata dagli investigatori, ci sono circa un centinaio di nomi tra cui i 21 indagati, le due società, e poi altri soggetti al momento ritenuti 
«persone informate sui fatti».

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Il Gazzettino