Isis, il merchandising dello Stato Islamico: cappellini, vestiti per bambini e anelli

Isis, il merchandising dello Stato Islamico: cappellini, vestiti per bambini e anelli
Dalle fedi nuziali alle magliette, dai cappellini ai copricapo per neonati. Parallelamente alla macchina del terrore che si contraddistingue per il sangue e la distruzione...

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Dalle fedi nuziali alle magliette, dai cappellini ai copricapo per neonati. Parallelamente alla macchina del terrore che si contraddistingue per il sangue e la distruzione c'è un altro aspetto della propaganda che i jihadisti amano sfoggiare on line: si tratta del merchandising, ovvero tutto ciò che può essere esibito come segno di appartenenza all'Isis.


Ovviamente si parte dai bambini: è nota l'importanza dell'indottrinamento sin dalla tenera età. E così, accanto al manuale per allevare il perfetto terrorista, ci sono gli indumenti che fanno di un bimbo un mini-jihadista: si inizia in fasce con i copricapo dei neonati, cappellini, zainetti per la scuola e magliette. Tutti rigorosamente nero e bianco (come i colori della bandiera dello Stato Islamico), tutti capi indossati da piccoli ignari di essere portavoce del terrore.





Stesso genere di prodotti per i combattenti: fasce, magliette, cappellini, orologi a basso prezzo, passamontagna e occhiali da sole. Ovviamente tutto nel colore nero che richiama la bandiera che incarna i valori del gruppo estremista: bandito qualsiasi altro colore che potrebbe essere visto come un indizio di apostasia o, nel peggiore dei casi, di avvicinamento all'Occidente.



Immancabili gli anelli di cui si fa grande sfoggio on line. Tra questi spunta anche un cofanetto che mostra due fedi nuziali: per lei un anello tempestato di pietre, per lui l'anello simbolo di appartenenza.



E nonostante ogni simbolo Occidentale sia messo al bando, c'è anche qualche terrorista che decide di affidarsi a scarpe da tennis di note marche tedesche e americane, scatenando piccole guerre fratricide sulla liceità della scelta. Abu Sarayah, un combattente, è stato criticato da un altro sostenitore dell'ISIS radicale per aver pubblicato una foto in cui indossa scarpe da tennis made in Occidente. «Mettere le Nike è la stessa cosa di indossare abiti con croci», ha commentato l'utente on line. «Sono comode e di buona qualità a differenza delle croci» ha replicato difendendo la scelta un altro sostenitore. Anche questo è Isis. Leggi l'articolo completo su
Il Gazzettino