Boom dell'agricoltura biologica: il giro d'affari vola a 5 miliardi

BOLOGNA - Il siero di ortica fa restare giovani, la cipolla rossa di Cavasso, in Friuli, riduce lo stress. Sono solo due dei tanti prodotti bio che fanno pensare a fissazioni da fanatici e mode passeggere. Il settore dell'agricoltura biologica è invece tutt'altro che una nicchia: dal 2010 a oggi le aree agricole dedicate sono cresciute del 71% (1,9 milioni di ettari, il 15,4% del totale coltivato) e 75 mila sono oggi le aziende certificate. Molte di queste (con 950 novità in mostra) sono presenti fino a domani al Sana, la più importante fiera italiana di settore che a Bologna celebra il suo trentennale. Dati record anche per i consumi, rilevati dalla ricerca presentata da Ismea e Ministero dell'Agricoltura: +6,5% nei primi sei mesi del 2018 dopo aver chiuso il 2017 con +10%. Tradotto in euro, significano ben 2,5 miliardi spesi in acquisti alimentari bio. Secondo Coldiretti, il fatturato complessivo del settore supera addirittura i 5 miliardi, dei quali 2 realizzati all'estero.

«L'export conferma Roberto Pinton, di Assobio - continua a crescere intorno al 7-8% in più ogni anno, anche se su alcuni prodotti, come gli agrumi, pomodoro, ortofrutticolo in genere e olio è fortissima la concorrenza spagnola. A loro mancano però i prodotti trasformati, dove noi siamo particolarmente forti». In Italia il trend, nonostante i prezzi più alti rispetto al convenzionale, è inarrestabile. «Il biologico afferma il direttore di Ismea Raffaele Borrello - è ormai entrato stabilmente nelle abitudini alimentari». In media 9 famiglie su 10 hanno acquistato almeno un prodotto bio durante lo scorso anno ed è soprattutto il Nord a trainare i consumi: il 60% della spesa, a fronte del 24% del Centro e dell'11% del Sud. Relativamente alle categorie più acquistate, il podio spetta a frutta, ortaggi e derivati dai cereali (pasta, riso, farine ecc.). Avanzano gli acquisti di latte e derivati (+6,2% sull'anno precedente), come anche uova e vini (entrambi +21,6%), oli e grassi vegetali (+16,5%), carni fresche (+16,5%)  prodotti ittici (+16,7%). I salumi, al contrario, sono l'unica categoria che subisce una battuta d'arresto (-2%). 

LA RICERCA Secondo un'altra ricerca di Nomisma (per conto di Assobio e Alleanza delle Cooperative, da cui arriva un prodotto su quattro), il 92% di chi consuma bio è laureato e l'88% ha meno di 35 anni. Sul fronte della produzione c'è grande fermento e ottimismo perché è stato da poco approvato il nuovo regolamento europeo sul tema. Non è piaciuto a tutti, ma almeno indica alcuni punti fermi specialmente sui controlli. «Ora speriamo afferma il presidente di Alleanza delle Cooperative Giorgio Mercuri che il disegno di legge in discussione alla Camera giunga presto all'approvazione». Lo sviluppo del biologico potrebbe servire quindi da traino per rendere l'agricoltura convenzionale più verde. «L'agricoltura convenzionale afferma Paolo Carnemolla, presidente di Federbio - è in crisi. Noi siamo una strada alternativa, ma con la crescita delle superfici dobbiamo avere il massimo rigore». Per Alessandra Pesce, sottosegretario del Mipaft, «la crescita delle superfici e degli operatori sono una risposta chiara delle imprese italiane che scelgono la sostenibilità agro-ambientale come strumento di competitività».
 

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