Vatileaks2, condannati Chaouqui e monsignor Balda. Prosciolti i giornalisti Fittipaldi e Nuzzi

Vatileaks2, condannati Chaouqui  e monsignor Balda. Prosciolti  i giornalisti Fittipaldi e Nuzzi
Condannati, anche se con pene lievi - rispettivamente diciotto e dieci mesi di reclusione - i due presunti «corvi», monsignor Lucio Vallejo Balda e Francesca Immacolata Chaouqui. Assolto con formula piena Nicola Maio, loro collaboratore nella commissione Cosea sulle finanze vaticane. Ma soprattutto prosciolti per «difetto di giurisdizione» del Tribunale vaticano i due giornalisti che secondo le accuse avevano avuto i documenti riservati, Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, autori dei bestseller 'Via Crucis' e 'Avarizià. Così si è concluso questo pomeriggio, dopo ventuno udienze nell'arco di sette mesi e mezzo, il processo ' Vatileaks 2' sulla fuga delle carte segrete della Santa Sede, il primo che Oltretevere vedeva imputati anche dei cronisti.

Su questi ultimi, dopo quasi cinque ore di camera di consiglio, la Corte presieduta da Giuseppe Dalla Torre ha dichiarato la non competenza giurisdizionale da parte del Tribunale vaticano, essendo le azioni compiute in Italia e non essendo Nuzzi e Fittipaldi pubblici ufficiale della Santa Sede. Per togliere anche ogni dubbio sull'atteggiamento delle autorità pontificie verso il diritto di cronaca, nella sentenza, pronunciata «in nome di Sua Santità papa Francesco», è stata espressamente «rilevata la sussistenza, radicata e garantita dal diritto divino, della libertà di manifestazione del pensiero e della libertà di stampa nell'ordinamento giuridico vaticano». Una risposta anche questa a chi, nel corso di questi mesi, ha aspramente contestato quello del Vaticano come un attacco al diritto-dovere di informare da parte dei giornalisti. «Oggi è una giornata storica, non solo per noi cronisti ma anche per questo piccolo Stato perché siamo stati assolti», ha commentato a caldo Gianluigi Nuzzi. «Penso che il Vaticano sia stato coraggioso», ha detto l'altro giornalista Emiliano Fittipaldi: «questo è stato un processo kafkiano per quanto riguarda l'accusa, la sua conclusione secondo me è stata positiva, il Vaticano ha fatto un passo avanti». A parte il loro proscioglimento, decretato senza entrare nel merito delle accuse, il Tribunale ha inoltre assolto mons. Vallejo, la Chaouqui e Maio dall'associazione a delinquere «per non aver commesso il fatto».

Maio assolto anche dal concorso e dall'istigazione (pur non contestata nel capo d'accusa) nella divulgazione di documenti «per non aver commesso il fatto». Sempre per la divulgazione di documenti, considerate le aggravanti e le attenuati, Vallejo - che per ora resta in stato di semilibertà in Vaticano (per lui si è parlato di un trasferimento nel convento spagnolo di Montserrat) - è stato condannato a 18 mesi. La Chaouqui, col riconoscimento di non aver divulgato personalmente documenti ma per il concorso con Vallejo, anche qui tenendo conto delle aggravanti e delle attenuanti, è stata condannata a dieci mesi, con pena sospesa per cinque anni. Sia mons. Vallejo che Francesca Chaouqui dovranno rifondere le spese processuali. Ora ci sono tre giorni per proporre appello. Le motivazioni saranno rese note più avanti. Per Vallejo e Chaouqui l'accusa aveva chiesto rispettivamente tre anni e un mese e tre anni e nove mesi (un anno e nove mesi per Maio, un anno per Nuzzi). «Questa sentenza rappresenta per me comunque una vittoria umana e la fine di un calvario», ha commentato all'uscita Chaouqui, anche oggi presentatasi in Vaticano col piccolo figlio Pietro Elijah Antonio, di appena tre settimane, accudito fuori dall'aula dal marito Corrado Lanino. A proposito dei tanti documenti - l'intero archivio Cosea - di cui la donna si è detta tuttora in possesso, l'avvocato difensore Laura Sgrò ne ha garantito la volontà di attenersi al segreto Pontificio: quello che lei intendeva dire davanti alla Corte, oggi nelle ultime dichiarazioni spontanee, fatte tra le lacrime, è che le carte di cui dispone per ragioni d'ufficio avrebbe potuto divulgarle già prima, non c'era bisogno della conoscenza con mons. Vallejo, ma comunque lei «non lo farà mai». Inoltre Chaouqui ha fatto sapere di aver inviato una lettera a papa Francesco in cui ha spiegato la sua posizione, ma che comunque non lo incontrerà: «ci sarà un altro momento per recuperare il mio rapporto con lui».
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Giovedì 7 Luglio 2016, 17:36






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