ROMA - «Ora a Bruxelles ci devono dare tempo e fiato per sistemare in Italia il caos che loro stessi hanno contribuito non poco a provocare». A ridosso del primo consiglio
europeo dopo il voto italiano, Pier Luigi Bersani lascia a Mario Monti un messaggio inequivocabile da consegnare la prossima settimana ai Ventisette. L’analisi sulle politiche economiche imposte da Bruxelles e Francoforte hanno per il segretario del Pd condizionato non poco gli assetti politici italiani e ora l’eccesso di rigore ha messo in moto un meccanismo che sarebbe folle sottovalutare anche a Berlino.
SENATO
Insieme i due hanno anche ragionato dell’elezione dei presidenti delle camere e al Senato i voti di Scelta Civica sono decisivi anche per l’elezione del nuovo capo dello Stato. E’ possibile che alla fine, in mancanza di una qualunque intesa con i grillini, Montecitorio tocchi a Dario Franceschini e il Senato vada ad un montiano. Se così fosse si tratterebbe delle prove generali per una possibile intesa elettorale - da sperimentare a giugno o ottobre - che passerebbe anche per l’elezione, a maggioranza, del successo di Giorgio Napolitano. In vista del consiglio europeo della prossima settimana, Bersani e Monti hanno condiviso la preoccupazione per la difficile situazione, sui rischi di un’instabilità che potrebbe protrarsi anche dopo un possibile voto anticipato e sulla necessità di modificare i patti europei in favore della crescita.
CRESCITA
Il tempo in più che l’Europa ha concesso alla Francia sul pareggio di bilancio «va bene», ma «non possono esserci figli e figliastri» e anche se noi ci portiamo dietro una enorme massa di debito pubblico, all’Italia non può essere chiesto altro in questo momento. Smaltita l’irritazione per il passaggio a palazzo Chigi di Renzi avvenuto prima della convocazione dei leader di partito, Bersani è riuscito ieri a ritagliarsi un ruolo da interlocutore unico con il governo sull’Europa. La rinuncia di Berlusconi, causa malattia, e il silenzio di Grillo che non ha nemmeno risposto alla convocazione, spinge il segretario del Pd ad andare avanti sulla sua linea di sfida ai grillini che però passa per un incarico pieno da parte del capo dello Stato.
INCARICO
«Sei sicuro di riuscirci?», ha chiesto Monti a Bersani. «Strada stretta, ma ho il dovere di provarci», ha replicato il segretario del Pd che, forte del risultato della direzione del giorno prima, ha cercato ieri una sponda nel Professore per superare le perplessità che albergano nel Quirinale. La nuova condanna di Berlusconi sul caso Unipol continua infatti a levare acqua a coloro che, anche nel Pd, spingono per un’intesa con Berlusconi ed è per questo che il colloquio di ieri tra Monti e Bersani va letto anche in vista della nomina dei presidenti delle camere, del nuovo presidente della Repubblica e di possibili intese qualora - come si comincia a ragionare a largo del Nazareno - si vada al voto prima dell’estate. Anche se c’è qualcuno che tenacemente spera ancora nel passo indietro del Cavaliere o nel coraggio di un parricida nel Pdl, c’è il rischio che vista la situazione giudiziaria, anche Berlusconi punti diritto al voto.