Trump sui dossier russi: notizie false, non ho nulla da temere

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Trump
Una «caccia alle streghe», una fuga di notizie riservate «vergognosa e irresponsabile», «una macchia» per gli 007, roba da «Germania nazista». È una furia Donald Trump, travolto dall'ennesima bufera nel giorno della sua prima conferenza stampa da presidente eletto, e a poco più di una settimana dal suo insediamento alla Casa Bianca venerdì 20 gennaio. «Su di me solo veleni», sbotta. E intanto ammette per la prima vota in maniera netta che anche secondo lui dietro gli hacker che hanno colpito le presidenziali Usa c'è Mosca. O perlomeno, «anche» Mosca.



Nulla di verificato, ma la nuova grana per il tycoon potrebbe essere davvero esplosiva: la Russia sarebbe in possesso di materiale compromettente nei confronti di Trump, spiato mentre era a Mosca nel 2013. Si parla di «atti sessuali perversi» e di tangenti pagate per ingraziarsi le autorità russe in vista di possibili affari. Tre paginette che fanno da appendice a un rapporto che i vertici dell'intelligence Usa hanno presentato la scorsa settimana a Barack Obama, allo stesso Trump e ai leader del Congresso. Lo scoop sull'esistenza del dossier è stato della Cnn, mentre il sito BuzzFeed ha pubblicato la versione integrale del rapporto (non solo la sintesi consegnata ai leader), provocando l'ira del tycoon. Così nel primo incontro ufficiale con i giornalisti dall'Election Day (e dal mese di luglio) c'è stato poco spazio per altri argomenti.

La raffica di domande della stampa accalcata nell'atrio della Trump Tower di New York è stata praticamente a senso unico, con Vladimir Putin ancora una volta convitato di pietra. Cercando di contenere la rabbia, il tycoon ha assicurato di non essere assolutamente ricattabile da parte del Cremlino, che del resto ha smentito le notizie circolate parlando di 'pulp fiction': «I miei comportamenti all'estero sono ineccepibili», ha sottolineato Trump, insistendo poi sul fatto che lui non ha niente a che fare con Mosca in termini di affari o d'altro. Il tycoon bacchetta anche direttamente Putin sulle intrusioni nella politica americana («Non avrebbe dovuto farlo») ma allo stesso tempo tende la mano al leader russo: «A Putin piace Trump? Può essere una cosa positiva», spiega, ricordando come i rapporti tra Washington e Mosca siano ai minimi dai tempi della guerra fredda. E sottolineando come la Russia possa essere un partner fondamentale per sconfiggere l'Isis, una realtà - ribadisce - nata per colpa della politica estera di Barack Obama.

Comunque, ha annunciato, entro 90 giorni la sua amministrazione pubblicherà un rapporto sulla lotta al fenomeno degli hacker. Mentre Rex Tillerson, ex Ceo di Exxon Mobil nominato segretario di Stato e considerato dai detrattori "amico di Putin", per scrollarsi di dosso questa fama davanti al Congresso ha parlato di Russia come di «un pericolo», affermando di condividere le preoccupazioni degli alleati della Nato. Ma accusando ancora una volta l'amministrazione Obama di quella mancanza di leadership che di fatto ha dato spazio a una politica più aggressiva da parte di Mosca. Dopo aver fatto distribuire una cartellina con il suo piano sul fronte della prevenzione del conflitto di interessi («potrei gestire i miei business da presidente, ma non voglio farlo, ci penseranno i miei figli»), Trump ha quindi ribadito due pilastri della sua agenda: subito l'abrogazione dell'Obamacare («un disastro completo») rimpiazzandola simultaneamente con un'altra riforma sanitaria; sì al muro col Messico, che sarà pagato dal governo messicano. Promessa anche la nomina del nuovo giudice della Corte Suprema entro due settimane dall'insediamento.
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Mercoledì 11 Gennaio 2017, 17:31






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