MILANO - E’ la seconda condanna in cinque mesi e il primo dei tre verdetti che entro fine marzo saranno pronunciati nei confronti dell’imputato Silvio Berlusconi. Un anno di reclusione, in linea con la richiesta del pubblico ministero, è stato inflitto all’ex premier per rivelazione di segreto d’ufficio. Ovvero la telefonata tra Piero Fassino e Giovanni Consorte, che nel 2005 - nel pieno della scalata di Unipol a Bnl - venne pubblicata da «il Giornale» e scatenò una violenta bufera politica.
Due anni e tre mesi la condanna per Paolo Berlusconi, rispetto ai tre anni e tre mesi chiesti dalla procura, assolto invece per i reati di ricettazione e millantato credito. Le accuse a carico di Silvio e Paolo Berlusconi si prescriveranno a metà settembre, lo spazio di manovra per un processo di appello in tempo utile appare quindi limitato. Ma sulla sentenza di primo grado pende la ricusazione di uno dei giudici presentata dai difensori del Cavaliere.
RISARCITO FASSINO
Se la diffusione della telefonata non fece vincere le elezioni a Berlusconi, certo appannò l’immagine dell’allora segretario dei Ds Fassino, costituitosi parte civile a processo. Il collegio presieduto da Oscar Magi ha disposto un risarcimento di 80 mila euro a titolo di provvisionale a carico dei fratelli Berlusconi a favore dell’ex leader della sinistra, oltre al pagamento delle spese legali per 10 mila euro. «E’ una sentenza che ristabilisce verità e giustizia e conferma come intorno a una espressione ironica sia stata costruita consapevolmente, per anni, una campagna di denigrazione e delegittimazione politica», commenta Fassino, oggi sindaco di Torino. Ed è anche la dimostrazione «di quanto la politica italiana sia stata in questi anni fortemente inquinata da pratiche illecite». La richiesta di risarcimento ammontava a un milione di euro, «per dare un messaggio forte e per il danno morale patito», dice l’avvocato Carlo Federico Grosso. «Ma va bene così, era una questione di principio».
LONGO IN PIAZZA
L’avvocato del Cavaliere, Piero Longo, dice di essersi ormai abituato. «Non sono sorpreso, a Milano è questo il trattamento riservato a Berlusconi. Sono però costernato perché ero convinto che gli elementi a suo carico fossero inefficaci contraddittori, se non del tutto inesistenti. E’ la prima condanna per questo reato». Sospetta sia una sentenza politica? «Con il massimo rispetto per i giudici - ribatte Longo - non credo che i magistrati non abbiano un sentimento o un sentire». L’avvocato sarà in piazza il 23 marzo, per la manifestazione indetta dal Cavaliere: «Non è contro i magistrati, ma scriverò i motivi contro qualche magistrato dopo aver letto la sentenza».
LA RICUSAZIONE
Il verdetto pronunciato ieri, tuttavia, deve ancora passare attraverso la cruna della Cassazione chiamata a esprimersi sull’istanza di ricusazione degli avvocati del Cavaliere nei confronti di uno dei tre giudici, Maria Teresa Guadagnino. Nelle motivazioni Mediaset, sostengono i difensori, ha fatto riferimento alla «capacità a delinquere» di Berlusconi e alla sua «immensa disponibilità economica all’estero». Se la ricusazione sarà accolta, guarda avanti Longo, «questa sentenza viene a cadere».