Mps, si è ucciso David Rossi
il capo della comunicazione
di Valentina Errante
SIENA - Ha scelto la grande finestra del suo ufficio, che domina il cortile interno di Rocca Salimbeni. Ha aspettato che fosse buio e che nel grande palazzo fossero andati quasi tutti via. Poi David Rossi, responsabile delle relazioni esterne del Monte dei Paschi di Siena ha trattenuto il respiro ed è saltato giù. È stato il suo segretario ad accorgersi che si era suicidato. È entrato nella stanza intorno alle 21, c’era la finestra aperta, la giacca appoggiata sulla sedia. Si è affacciato e ha visto il corpo per terra, una decina di metri sotto. Sul tavolo dell’ufficio, gli inquirenti hanno trovato un foglietto di carta destinato alla moglie, con su scritto: «Ho fatto una cavolata».
Rossi si è lasciato cadere in una stradina adiacente Rocca Salimbeni, la storica sede della banca, dove difficilmente passa qualcuno. Sul posto sono arrivati i magistrati della procura senese, quelli che indagano sul grande scandalo di Mps, Antonino Nastasi e Aldo Natalini, e gli accertamenti sulla morte sono stati affidati al sostituto procuratore Nicola Marini, l'unico dei quattro pm che non si occupa dell'inchiesta e che ieri sera era di turno. Rossi era stato coinvolto nelle indagini qualche settimana fa, quando la guardia di finanza, il 19 febbraio scorso, ha perquisito la sua abitazione e i suoi uffici, portando via computer, palmari e documenti. Non era indagato, ma agli amici che vedeva abitualmente aveva confidato di sentirsi molto scosso per quanto era successo.
L’OMBRA DI MUSSARI
A poche ore dal suicidio è impossibile individuare la chiave giusta per interpretare il dramma di David Rossi. Di certo, si sa, che era l’uomo dei segreti di Rocca Salimbeni. Era l’ombra di Giuseppe Mussari da anni. Ne aveva accompagnato la carriera fin dai tempi della Fondazione. E chi lo conosceva bene racconta adesso che proprio Mussari aveva provato a portarlo con sé anche a Roma, alla presidenza dell’Abi. Ma lui avrebbe preferito restare nella sua città, dove era molto conosciuto. Classe 1961, senese della contrada della Lupa, sposato, una figlia, prima di approdare a Mps è stato portavoce del sindaco Pier Luigi Piccini. Al suo impegno di dirigente della banca, univa anche quello di vicepresidente del Centro internazionale di arte e cultura di Palazzo Te e di membro del consiglio di amministrazione di Vernice per i progetti culturali.
LA CONFIDENZA
Nelle ultime settimane, però, Rossi era convinto che il ciclone giudiziario che aveva investito il Montepaschi dopo l’operazione Antonveneta potesse annientare il piccolo mondo di comodità e anche di potere che si era costruito a Siena. Lo aveva confidato a pochi amici, tra i quali un giornalista del Messaggero: «Temo che questa indagine mi costringerà a lasciare il mio posto, credo che non potrò restare a lungo in questa stanza», disse riferendosi al ponte di comando della comunicazione della banca senese. Lo stesso concetto lo ripeteva agli amici: «Ho capito che voi non volete più frequentarmi perché pensate che ho svolto male il mio lavoro. Ma non è così».
I magistrati sospettavano che fosse lui il depositario dei segreti del Monte. Il suo nome era venuto fuori durante il lunghissimo interrogatorio dell’ex direttore generale Antonio Vigni, accusato tra l’altro di false comunicazioni agli organismi di vigilanza. I pm avevano chiesto chiarimenti sulle modalità di diffusione dei comunicati, soprattutto in merito all’aumento di capitale della banca, e inevitabilmente era stato fatto il nome di Rossi, che non era comunque stato iscritto nel registro indagati, ma era emerso soltanto in relazione al ruolo istituzionale.
LA PERSONA GIUSTA
C’è un aneddoto che può spiegare bene chi fosse questo giornalista, laureato in Lettere e con la passione per l’arte, e quanto potesse essere decisiva la sua collaborazione, qualora fosse arrivata, per l’indagine della procura: si narra che un giorno il neo presidente di Mps Alessandro Profumo, che era in sua compagnia, abbia incontrato un amico con il quale ha parlato del suo incarico a Siena. Profumo gli avrebbe confidato di essere determinato a capire nei dettagli come funzionavano i meccanismi di quel microcosmo bancario. E l’altro, ammiccando, avrebbe indicato il suo accompagnatore, David Rossi, dicendo: «Mi sembra che hai vicino la persona che può aiutarti più di ogni altro funzionario».