Psicologi in classe scoppia la rivolta

«Il progetto educazione a scuola è ambiguo, rappresenta una forma di violenza nei confronti degli studenti e ai genitori non è stata data possibilità di scelta». È questa la denuncia del gruppo d'informazione pordenonese Appleface, guidato dai fratelli Simone e Cristiano Di Paolantonio. Riguarda un programma educativo promosso dall'Ambito socio-sanitario in favore di una classe - la 2a C - della scuola media Leonardo da Vinci di Cordenons. Un polverone, quello sollevato dal gruppo di protesta, corroborato da quasi 20 mila volantini che ieri sono comparsi nelle case di Pordenone e Cordenons. «La libertà mentale dei nostri figli è in grave pericolo» è il titolo del foglio distribuito nell'hinterland. E a stretto giro è arrivata la secca replica della dirigente scolastica dell'Istituto comprensivo «Manzi», Lucia Cibin: «Procederemo certamente con l'adire le vie legali nei confronti degli autori del volantino - spiega Cibin - in quanto il contenuto presenta dei tratti fortemente diffamatori nei confronti dei docenti. Denunceremo». È l'inizio di una battaglia legale tra la scuola e il gruppo Appleface, con Cristiano Di Paolantonio coinvolto in prima persona in quanto genitore. Ce l'ha con quel progetto (varato in collaborazione con l'Ambito), Di Paolantonio, che definisce invasivo e lesivo della libertà degli alunni. Il programma prevede 69 ore di lezione, da tenersi durante l'orario scolastico, sul tema dell'interazione tra gli alunni. A svolgere le lezioni (una a settimana) sono professionisti selezionati, che trattano gli aspetti psicologici delle relazioni tra studenti, attraverso attività in gruppo o meno. «Un corso - attacca Di Paolantonio - che costringe i ragazzi a rivelare aspetti privati della loro vita e in cui viene usata la psicologia inversa. Alcuni ragazzi - sostiene - si trovano disorientati». Di tutt'altro avviso Lucia Cibin: «È un corso svolto da professionisti - spiega la dirigente - il collaborazione con l'associazione Don Bosco. Ai genitori è stato spiegato tutto durante due riunioni e la maggior parte di essi è entusiasta dell'iniziativa». Il membro di Appleface ha invece chiesto (e ottenuto) di esentare la figlia dall'attività: «Ma manca un'alternativa - spiega -. L'alunno in questo modo perde totalmente ore di lezione». Fino a ieri erano due punti di vista divergenti, ma la stampa e poi la diffusione di 20 mila volantini ha trasferito la polemica sul piano legale. Ora parleranno gli atti.
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Sabato 14 Marzo 2015, 05:12






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