Kechiche e McDonagh, gara per il totoleone. C'è anche Hawke

Kechiche e McDonagh, gara  per il totoleone. C'è anche Hawke

di Adriano De Grandis

VENEZIA - Stasera avremo il Leone d'oro 2017. Alle ore 19 Alessandro Borghi darà il via alla cerimonia e sapremo le decisioni della Giuria, solitamente attese con una certa preoccupazione, visto che spesso nel palmares finisce parecchia confusione, sia nella scelta dei film da premiare, sia proprio la tipologia del premio.
Il giochino della vigilia è come sempre quello di captare segnali dagli incontri dei giurati e di fare approssimativamente un elenco dei film che hanno riscosso più interesse e entusiasmo. Il Concorso è stato di buon livello e questo porta diverse opere a poter essere meritevoli. Ma non essendoci probabilmente un film che svetta nettamente sugli altri, non è facile fare un pronostico mirato per il TotoLeone.
L'arrivo di Kechiche al penultimo giorno ha regalato un serio pretendente alla vittoria. Il suo Mektoub, my love: Canto Uno ha chances elevate, ma potrebbe anche accontentarsi di un premio alla regia, che forse non avrebbe molto senso per un regista già Palma d'oro. Quindi o Leone o uno dei premi subito dietro. Non dovrebbe restare a mani vuote nemmeno Three billboards outside Ebbing, Missouri di Martin McDonagh, in testa alla classifiche dei critici e del pubblico (evento abbastanza raro) nelle valutazioni del daily della Mostra. Qui è probabile un Gran Premio della Giuria, ma non è escluso un riconoscimento alla magnifica Frances McDormand e anche a Sam Rockwell, interpreti fondamentali del film.
Più difficile che a vincere sia Paul Schrader che con First reformed ha scatenato gli osanna dei fan e i buuh dei detrattori, ma il film è importante e bello. Qui ci potrebbe anche stare un premio a Ethan Hawke, un prete misurato contro il male del mondo. E forse ancora più complicato un Leone bis a Samuel Maoz che con Foxtrot ha realizzato il film più geometrico e autoriale della Mostra, più possibile per il fantasy di Guillermo del Toro The shape of water. Tra gli outsider si fa un gran parlare di The insult del libanese Ziad Doueiri, che desterebbe diversi mugugni, non tanto in assoluto, quanto in relazione a film ben più corposi. Sarebbe un Leone debole, ma non il più debole della storia. Il premio alla sceneggiatura potrebbe andare a La villa di Robert Guediguian, il film più di sinistra che abbiamo visto. E forse un riconoscimento, per quanto già insignito di Leone alla carriera, potrebbe finire nelle mani anche del documentarista Frederick Wiseman, con il suo EX LIBRIS. 
Capitolo Italia. Poco da illudersi. Il film di Virzì potrebbe vedere premiato i due eccellenti attori (Helen Mirren e Donald Sutherland), ma essendo il suo primo film americano e gli interpreti stranieri, sarebbe poco italiano. Escluso Riso (improponibile) e probabilmente Pallaoro (anche se Charlotte Rampling ci starebbe, ma siamo sempre dalle parti di italiani-non italiani), forse qualcosa potrebbe spuntare per il musical dei Manetti bros, se la giuria si è fatta catturare. Più probabile che l'Italia trovi soddisfazione in Orizzonti, con Nico, 1988 di Susanna Nichiarelli e Gatta Cenerentola, film d'animazione.
Il premio più facile da individuare probabilmente è la coppa Mastroianni, al giovane interprete, che non dovrebbe sfuggire a Charlie Plummer in Lean on Pete di Andrew Haigh. Impronosticabili il Leone all'Opera prima e alla neonata sezione Virtual reality.
 
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Sabato 9 Settembre 2017, 11:13






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