Mose, il tecnico: «Fatture gonfiate, se
fatto in Olanda sarebbe costato un terzo»

Armando Mammino, ex ingegnere del Magistrato alle Acque:
«Nelle opere pubbliche vizio di calcare la mano sui materiali»

Una delle paratoie arrivate a Marghera (foto archivio)

di Raffaella Vittadello

VENEZIA - «Se il Mose l’avessero fatto in Olanda ci avrebbero messo un terzo del tempo e sarebbe costato un terzo di quello che verrà a costare. Del resto quando si ha a che fare con le opere pubbliche tutti hanno il vizio di calcare la mano sulle fatture, come è avvenuto con il Mose, aumentando i volumi dei materiali impiegati e non solo quelli».

Non ha peli sulla lingua Armando Mammino, l’ingegnere che dal 2002 al 2009 fu consulente del Magistrato alle Acque con l’incarico di controllare e proporre miglioramenti sulle componenti strutturali di tutti i progetti relativi alle opere interne ed esterne della laguna in costante connessione operativa con il concessionario per l’esecuzione “Consorzio Venezia Nuova”. Un’attività di consulenza che riguardò notevoli e numerosi lavori di costruzioni marittime, che ha avuto il suo peso nella taratura della sicurezza, della qualità, dell’ottimizzazione di tutti i grandi manufatti ora in fase di ultimazione.

«La Mantovani aveva degli standard di progettazione non malvagi - racconta Mammino - e i rapporti erano apparentemente buoni. Sapevo però che alle spalle mi detestavano perché nel Comitato tecnico di magistratura facevo la parte del rompiscatole, chiedevo spesso aggiustamenti sui loro progetti, come pure facevo con qualsiasi altra ditta, come mi suggerisce la mia esperienza quarantennale nel campo delle costruzioni».

Alla fine del 2009 arriva la lettera in cui il Magistrato alle Acque solleva Mammino dall’incarico, sostituendolo con un altro esperto, l’ingegnere Renato Vitaliani dell’Università di Padova, che ha messo le proprie conoscenze anche al servizio anche della ditta Cignoni, incaricata della progettazione esecutiva del ponte della Costituzione. «Sapevo di essere diventato antipatico anche al Magistrato alle Acque, l’ingegnere Patrizio Cuccioletta, che aveva preso il posto di Maria Giovanna Piva. Con lei avevo lavorato con ottima sintonia professionale, ma era stata trasferita a Bologna per la vicenda delle cerniere delle paratoie, prodotte mediante saldatura e non per fusione come previsto dal progetto definitivo. Ma la goccia che fece traboccare il vaso fu la mia obiezione ad alcuni progetti del Consorzio Venezia Nuova sui quali avevo richiesto dei correttivi. Avevo dato quattro date disponibili per parlare con i progettisti ma non fui interpellato. Alla successiva riunione del Comitato tecnico di Magistratura i progetti furono presentati tali e quali, senza alcuna modifica e io mi opposi. Cuccioletta si arrabbiò molto in quella riunione e poco tempo dopo arrivò la lettera in cui mi si rimuoveva dall’incarico».

Dopo alcuni mesi anche Lorenzo Fellin, professore ordinario di Sistemi elettrici e direttore del direttore del Dipartimento di ingegneria elettrica dell’Università di Padova ed esperto del Comitato tecnico di Magistratura se ne andò sbattendo la porta perché non se la sentiva di avvallare le scelte del Magistrato alle Acque, che "pretendeva l’unanimità".

Venerdì 8 Marzo 2013



Condividi su Google+ Commenta
<< CHIUDI
CONDIVIDI LA NOTIZIA
Mose, il tecnico: «Fatture gonfiate, se
fatto in Olanda sarebbe costato un terzo»

PER POTER INVIARE UN COMMENTO DEVI ESSERE REGISTRATO

Se sei già registrato inserisci username e password oppure registrati ora.



Se non ricordi lo Username o la Password clicca qui

CONDIVIDI LA NOTIZIA
SEGUICI SU FACEBOOK
SEGUICI SU TWITTER

PER POTER INVIARE UN COMMENTO DEVI ESSERE REGISTRATO

Se sei già registrato inserisci username e password oppure registrati ora.



Se non ricordi lo Username o la Password clicca qui

0 commenti presenti
Indietro
Avanti