Molluschi tossici presi a Porto Tolle e
destinati alle tavole: 10 pescatori nei guai

Contaminazione da cadmio. Denunciati per frode operatori
di Chioggia: fingevano di raccoglierli tra Jesolo e Cavallino

I pescatori di Chioggia traditi dai tracciati radar registrati dai carabinieri (foto archivio)

di Raffaella Ianuale

VENEZIA - Avevano pescato molluschi in aree vietate perché inquinate, però la documentazione riportava che erano stati presi dove il mare è pulito. Una frode che ha creato allarme sociale e ha indotto l’Asl di San Donà di Piave ad emettere ordinanze di sospensione temporanea della pesca in due aree di sua competenza di fatto salubri. Da qui è partita l’indagine dei carabinieri della compagnia di Chioggia che si è conclusa con la denuncia di dieci pescatori chioggiotti accusati di frode in commercio, falso in atto pubblico e procurato allarme.

A dare l’avvio alcuni controlli a campione fatti nel dicembre scorso dai veterinari dell’Asl di Chioggia che avevano riscontrato su Murici, meglio noti come "bulli", e capesante la presenza del cadmio, una sostanza chimica altamente tossica. I molluschi, dalla documentazione, risultavano pescati in due aree nella zona di competenza di San Donà e quindi subito sono partiti i divieti. Dopo un mese l’Asl ha fatto le verifiche dell’acqua nelle due zone off limits, ma della presenza di cadmio nemmeno l’ombra. La cosa è stata quindi segnalata ai carabinieri di Chioggia che dopo un’accurata indagine sono riusciti a capire cosa in realtà stava succedendo.

I pescatori chioggiotti andavano a pescare i "bulli" e le capesante a Porto Tolle, nelle zone a ridosso delle foci dei fiumi dove è vietato perché sono inquinate. Poi falsificavano i documenti di registrazione dei prodotti per dimostrare che i "bulli" li avevano presi nelle coste del Veneto Orientale, mentre le capesante arrivavano dai mari internazionali. Questo ha spinto i carabinieri a passare al setaccio tutti i pescatori e le relative barche che si dedicano alla pesca di queste specie. E così hanno scoperto che il "giochetto" di pescare nelle zone inquinate della provincia di Rovigo per poi spacciare la merce come veneziana durava da almeno tre mesi e coinvolgeva una decina di uomini che di fatto immettevano nel mercato prodotti tossici. A dare una svolta alle indagini la ricostruzione dei tracciati radar fatti dai pescherecci che ha permesso di stabilire che le imbarcazioni nei giorni indicati dai documenti sanitari erano nella zona vietata di Porto Tolle.

I pescherecci multati. Oltre alle denunce sono stati sanzionati i pescherecci "Nonna Gina", "Gionni Alberto", "Stella Maris", "Salvador I", "Carlo Alberto", "Leonardo S. II", "Mariella" e " Silvano Cococi". «I denunciati non solo hanno immesso nel mercato prodotti tossici - spiega il comandante della compagnia di Chioggia Antonello Sini - ma hanno anche procurato un grave allarme sociale facendo interdire delle zone che in realtà non erano inquinate».

Venerdì 8 Marzo 2013



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