Giulio torturato e ucciso 5 giorni fa
Lo hanno finito rompendogli il collo
Il suo corpo doveva sparire

PER APPROFONDIRE: fiumicello, giulio regeni
Giulio torturato e ucciso 5 giorni fa
Lo hanno finito rompendogli il collo
Il suo corpo doveva sparire

di Cristina Magnani

Risale a 4-5 giorni fa la morte di Giulio Regeni. Lo dicono i primi risultati di un'autopsia che si annuncia difficile, proprio perché il corpo è rimasto in condizioni non preservate. Sarebbe stato ucciso da un forte colpo in testa (frattura di una vertebra cervicale), dalle percosse e dalle sevizie, un paio di giorni prima del ritrovamento nel fosso sulla strada desertica che dal Cairo porta ad Alessandria.

Oggi nel tardo pomeriggio si è poi saputo che nel corso dell'esame autoptico non è stato possibile stabilire con assoluta  certezza la data della morte del giovane. Sono stati valutati - secondo quanto si apprende - i primi fenomeni cadaverici trasformativi e si attende ora l'esito di studi di laboratorio, che potranno durare anche più giorni, per fornire al pm, con significativo margine di approssimazione, la data della morte di Giulio Regeni: elemento, peraltro, ritenuto di particolare rilievo per la ricostruzione della vicenda.

Ma per averne la certezza il pool dell'università La Sapienza, guidato dal professor Massimo Fineschi, dovrà analizzare la presenza di potassio nei tessuti, uno degli elementi che servirà a dire con maggiore precisione quale sia stato l'orario del decesso. Allora prende sempre più forma la tesi investigativa secondo la quale il ricercatore italiano non doveva più essere trovato: il cadavere doveva sparire, permettendo così all'Egitto di non dover dare troppe spiegazioni.
 

Sono state le pressioni politiche esercitate dall'ambasciatore Maurizio Massari, l'incontro tra il ministro per lo Sviluppo economico, Federica Guidi, e il presidente Al Sisi, a far capire che la questione poteva creare grossi incidenti diplomatici. Tanto che, poche ore dopo la conclusione del dialogo, è riapparso immediatamente il corpo del ragazzo. L'Italia ha anche annullato un ricevimento che era in corso con 250 componenti della comunità italo-egiziana, e questo ha reso ancora più chiaro che la collaborazione del governo del Cairo avrebbe dovuto essere netta. Inoltre sempre l'ambasciatore, sebbene non convocato, si è presentato dal ministro dell'Interno egiziano con tre richieste precise: la conferma della notizia, l'immediata restituzione della salma alla famiglia e la possibilità di una inchiesta congiunta con un team investigativo inviato da Roma.

Così gli uomini del Ros, dello Sco e dell'Interpol sono stati mandati al Cairo, dove sono arrivati due giorni fa e aspettano ancora di conoscere lo stato delle indagini. Ma quale verità potrebbe emergere, visto che anche l'autopsia fatta in Italia, conferma il pestaggio mortale? La polizia locale insiste a dire che si è trattato di un atto criminale, i nostri investigatori ritengono, invece, che il ricercatore friulano sia stato “punito” per le sue conoscenze e i suoi contatti con gli oppositori del regime: arrestato e pestato a sangue fino al giorno della morte. Ieri i due presunti arresti annunciati da uomini della sicurezza sono stati smentiti: liberati perché non avevano collegamenti con il delitto. E in queste ore i controlli sembrano puntare più agli amici di Giulio che non ai probabili assassini. Le loro case sono state perquisite e il terrore è sceso nell'ambiente degli attivisti politici: telefoni spenti, social network oscurati.

QUALI MARGINI
Quali saranno quindi i margini di intervento garantiti ai nostri investigatori? L'Italia ha in Egitto due ufficiali di collegamento che, aggiunti ai sette appena arrivati, diventano un discreto numero. Ha la sua rete di informatori, visto che con il paese africano lavora gomito a gomito sulle indagini contro gli scafisti e il traffico degli esseri umani. I nostri esperti sperano di riuscire ad acquisire, prima o poi, tutte le informazioni possibili: dal telefonino personale non ritrovato, alle amicizie abituali del giovane ricercatore. Chi l'ha visto nei giorni precedenti alla scomparsa, con chi viveva, se a casa aveva un telefono fisso. Anche se per ogni attività diretta che dovremo fare sul posto, bisognerà avanzare una richiesta di rogatoria, con quello che questo comporta: tempi lunghi e indagini a rilento. Al momento i contatti avuti sono solo con funzionari che non si occupano direttamente dell'inchiesta. E al team è stato anche comunicato che il medico legale ha cominciato ieri «ad esaminare campioni di Dna» di Regeni e che i «risultati definitivi saranno completati alla fine del mese».

IL MOVENTE
In tutto questo scenario, poi, continua a mancare un movente per l'esecuzione. Regeni è stato arrestato e ucciso perché conosceva informazioni sugli oppositori del regime? I suoi articoli avevano dato fastidio al governo? Probabilmente non lo sapremo mai. I misteri su questa vicenda cominciano da quel tweet scritto il 25 gennaio scorso da Noura Wahby, compagna di università del ricercatore ucciso. «Un amico straniero avrebbe dovuto incontrare delle persone a Tahrir, Bab Al Louq, ed è scomparso ormai da cinque ore. Qualcuno ha sentito qualcosa? Vi prego, trovatelo, è il mio migliore amico».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Domenica 7 Febbraio 2016, 09:55






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5 di 31 commenti presenti
2016-02-07 10:52:02
Quando vai in giro per il mondo a fare il comunista può capitare.......
2016-02-07 11:23:27
Povero ragazzo... Condoglianze ai suoi cari .
2016-02-07 12:06:22
(risposta a michelangelo 79) insulsaggine e partigianeria di certi commenti
2016-02-07 13:06:09
@ michelangelo79 :- lei non si preoccupi ; lei può continuare a vegetare .-
2016-02-07 13:13:21
per gf43: dammi tranquillamente del fascista, mai più in vita tua del partigiano o riconducibile che mi fa ribrezzo!