Violentata per 10 anni dallo zio: fin da
bimba botte, rapporti sessuali e minacce

La vittima, 24enne, ieri ha raccontato i suoi incubi nella casa
degli orrori: l'uomo l'aveva adottata alla morte dei genitori

Lo zio-patrigno si è limitato a negare ogni accusa (foto avvocatofrancescomiraglia.it)

di Paolo Ponzetti

ROVIGO - Dieci anni di violenze e abusi sessuali, calci, schiaffi e ingiurie, nonché minacce. È stata drammatica la ricostruzione effettuata da parte di una giovane di 24 anni di quanto avrebbe subito da parte dello zio diventato poi padre adottivo alla morte dei genitori. La ragazzina ha raccontato come quell’uomo di cui si fidava, dal 1999 al 2009, ossia da quando aveva da 10 a 20 anni, avrebbe trasformato l’abitazione - dove l’uomo viveva con moglie e figlio - in una sorta di casa degli orrori e perversione.

Assistita dall’avvocato Fedora Volpe, per l’intera mattinata la giovane ha ripercorso il suo dramma davanti alla corte (presidente Stefanutti, giudici Varotto e Stigliano Missutti) al publico ministero Suriano e a quello che sarebbe diventato il suo aguzzino, un 51enne difeso dall’avvocato Nicola Rigobello. Una drammatica ricostruzione di abusi subiti in casa, palpeggiamenti e carezze, masturbazioni e costrizioni a rapporti orali, ricatti per ottenere piaceri. Il tutto ai danni di una bambina che giorno dopo giorno diventava adolescente e quindi ragazza.

Un mix completo di abusi e violenze sessuali, reati aggravati dal fatto che la vittima all’inizio aveva meno di 14 anni e che l’orco era il padre adottivo. L’uomo deve rispondere anche di maltrattamenti in famiglia e verso fanciulli per i calci e i pugni inferti alla bambina-ragazzina, nonché le offese ripetute. Ed è anche imputato di minacce di morte per le telefonate fatte alla figlia adottiva quando era uscita di casa, minacce effettuate dopo la presentazione della denuncia.

La ragazzina solo dopo lungo tempo, da maggiorenne, si è presentata dai carabinieri ed ha presentato la denuncia-querela che ha fatto scattare le indagini. Ieri ha rivissuto quei dieci anni da incubo ed è uscita dall’aula del tribunale imprecando. Poi è toccato a un suo amico raccontare le terribili confidenze fatte dalla ragazza. L’udienza si è conclusa con l’interrogatorio dell’imputato che si è limitato a negare ogni addebito senza riuscire a fornire una spiegazione sui motivi che avrebbero indotto la figlia adottiva a denunciarlo. Poi ha riferito che all’inizio la ragazzina era brava e ubbidiente, ma con il trascorrere degli anni era diventata maleducata e faceva quello che voleva. Si tornerà in aula il 4 aprile.

venerdì 8 marzo 2013



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