Terrorismo, catturati due fratelli: «Lupi solitari ispirati dal Daesh»

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Terrorismo, catturati due fratelli «Lupi solitari ispirati dal Daesh» Trovate armi
PADOVA - Una operazione antiterrorismo coordinata dalla Dda di Bari ha portato all'esecuzione di due diversi provvedimenti nei confronti di due fratelli tunisini residenti a Foggia. Uno di loro è stato sottoposto a fermo per apologia di terrorismo e detenzione di armi. Al fratello, rintracciato a Padova, è stato notificato un decreto di espulsione.

L'indagine della Digos di Bari, in collaborazione con quelle di Foggia e Padova e sotto il coordinamento della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione (Ucigos), è finalizzata a «prevenire e debellare - si legge in una nota della Questura di Bari - il fenomeno dei cosiddetti lupi solitari ispirati dal Daesh». Gli approfondimenti investigativi hanno consentito di accertare che entrambi i fratelli erano, via Facebook e con altre chat, in contatto con persone ritenute vicine all'estremismo islamico, condividendo anche sui social network post inneggianti all'Isis. L'inchiesta è stata coordinata dai pm della Dda di Bari Giuseppe Gatti e Lidia Giorgio ed è stata denominata "Barakaat". 


IL FRATELLO RINTRACCIATO A PADOVA
l 9 maggio scorso è stato accompagnato al CPR di Torino per poi essere espulso il successivo 13 maggio il cittadino tunisino di 31 anni, precedentemente in possesso del permesso di soggiorno rilasciato dalla Questura di Foggia per lavoro subordinato. Il provvedimento amministrativo a firma del sig. Prefetto di Padova trae origine da un’attività di indagine della Procura della Repubblica di Bari – Direzione Distrettuale Antimafia – condotta sul fratello del tunisino espulso, arrestato nel febbraio scorso su disposizione dell’A.G. poiché faceva apologia (art.414 III e IV comma C.P.) dell’associazione terroristica ISIS in quanto con più azioni di un medesimo disegno criminoso, diffondeva video ed immagini sui profili social inneggianti al Daesh. 


 




CHI SONO I DUE FRATELLI
Si chiama Kamel Sadeaoui e ha 34 anni il cittadino di origini tunisine residente a Foggia in carcere su disposizione della Dda di Bari per apologia di terrorismo. Il provvedimento è stato eseguito il 5 maggio scorso. Dalle indagini della Digos è emerso che «avvalendosi di sofisticate tecniche di monitoraggio del web, in particolare dei social media, il cittadino tunisino fosse impegnato in attività di propaganda dello Stato Islamico tramite la pubblicazione su Facebook di video e post di esaltazione delle azioni compiute dalle milizie della stessa formazione terroristica». Il 34enne, inoltre, «era solito accompagnare i documenti di propaganda con la frase "Lo Stato Islamico sopravvivrà". Nel medesimo contesto è stato accertato - spiega la Procura di Bari - che l'estremista tunisino, durante una conversazione, aveva esaltato la figura dell'attentatore dei mercatini di Natale di Berlino».

Le indagini, avviate nel 2016 sulla base di segnalazioni dell'Aisi, hanno anche documentato la detenzione illegale da parte dell'indagato di un'arma da fuoco, collegamenti con ambienti legati alla criminalità locale, oltre che contatti sul web con soggetti attestati su posizioni filo-jihadiste. La ritenuta pericolosità del soggetto ha portato gli uomini dell'antiterrorismo a eseguire lo scorso 8 febbraio un provvedimento di fermo. In sede di convalida, però, il gip del Tribunale di Foggia ha convalidato la misura solo per la detenzione dell'arma. L'odierno provvedimento è stato disposto successivamente dal Tribunale del Riesame di Bari che ha accolto l'appello della Dda di Bari che insisteva sulla contestazione di apologia di terrorismo. Lo scorso 13 maggio è stato espulso il fratello 32enne dell'indagato. Dalle indagini è emerso che anche lui aveva manifestato nel web posizioni filo-jihadiste.

LA PROPAGANDA SU FACEBOOK
«Difendere i fratelli jihadisti» e «distruggere governi traditori», «sgozzare i cani» di chi non aderisce al Daesh e «combattere il diavolo che è presente nel nostro paese» per «riportare la grandezza dell'islam». Sono alcune delle frasi postate e condivise su Facebook dai fratelli tunisini indagati dalla Dda di Bari per apologia di terrorismo, uno dei quali attualmente in carcere e l'altro, rintracciato a Padova, espulso. «Si tratta di lupi solitari che grazie a internet sono in contatto con altri soggetti» ha detto in conferenza stampa il procuratore di Bari, Giuseppe Volpe. «La difficoltà di queste indagini - ha spiegato Volpe - è capire se in determinate condotte si è andati oltre la libera manifestazione del pensiero. In questo caso alcuni video condivisi sui social network, come quello in cui viene torturato un bambino, servono a fomentare l'odio».
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Venerdì 19 Maggio 2017, 09:16






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5 di 39 commenti presenti
2017-05-20 09:37:03
Se invece di scrivere "ispirati dal Daesh" si scrivesse "divenuti mussulmani osservanti", si capirebbe meglio in quale tremendo pasticcio ci siamo cacciati, principalmente per colpa delle multinazionali che vedono negli uomini solo consumatori e manodopera, senza pensare che il modo è abitato da popoli con culture diverse, tradizioni diverse, religioni diverse, non sempre assimilabili. Senza pensare che le biodiversità sono una ricchezza e una necessità vitale che riguarda tutti gli esseri viventi, vegetali e animali, uomo incluso, e senza pensare agli effetti devastanti del consumismo e della globalizzazione sulla società umana e sul pianeta.
2017-05-20 08:17:49
tanto i mussulmani sono le risorse della Boldrini
2017-05-20 08:15:39
Questi due cercavano notorietà o volevano ritornare al loro paese senza pagare il biglietto d'aereo.Figuriamoci se dei veri terroristi si fanno pubblicità o si scambiano informazioni su Facebook.Quale terrorista può essere così scemo.
2017-05-20 06:51:37
Definire questi esseri immondi "lupi" è un'offesa verso animali nobili che non meritano certi paragoni. Chiamateli "vermi", è già più adeguato.
2017-05-19 21:05:37
la religione di pace (eterna), assolutamente incompatibile con I Valori Occidentali