Il caso/ Fuga dei cervelli dal Veneto: «Io,
ingegnere di 28 anni, scappo in Australia»

«Se fossi rimasto mi sarei solo sognato un simile salto per la
mia carriera, e il riconoscimento economico sarà adeguato»

Marco Piovan (foto archivio)

di Ferdinando Garavello

PADOVA - Ventotto anni, una laurea e un lavoro blindato. Eppure il domani è dall'altra parte del globo, dove le prospettive per un futuro alla grande brillano fra canguri, sole e boom economico. Continua senza sosta la "fuga di cervelli" dal Veneto e anche in provincia di Padova c'è chi è disposto ad andarsene dall'Italia per costruire una nuova vita in Australia: ne sa qualcosa Marco Piovan, ingegnere padovano di 28 anni che ha già in mano un biglietto di sola andata per Sidney. Anzi, i biglietti sono due, perché il giovane porterà con sé anche la fidanzata.

Marco ha conseguito nel 2009 la laurea magistrale in ingegneria elettrotecnica all'Università di Padova, portando a casa un bel 110. E trovare lavoro, per uno brillante e preparato come lui, non è stato affatto un problema. Ora è alle dipendenze di una multinazionale leader nel settore delle tecnologie per l'energia e l'automazione, che lo spedirà nel «nuovissimo continente» per seguire l'ambito del marketing e delle vendite. «Io mi sono reso disponibile con l'azienda per una nuova esperienza - racconta Piovan, che ha già fatto un anno in California per la tesi e nel curriculum può vantare un tirocinio al Parlamento europeo - mi hanno offerto la possibilità di andare in Australia e ho accettato, perché è uno dei posti in cui mi stava bene andare ad abitare».

Ma perché proprio l'Australia? «Si tratta di un Paese che mi piace e che mi ispira - risponde Marco - occidentale nella cultura e nel modo di vivere. Inoltre è, insieme al Canada, l'unico Paese occidentale che sta crescendo dal punto di vista economico e in cui ci sono molte possibilità di fare». In Australia, infatti, il livello del benessere e le opportunità sono - secondo chi vi si è già stabilito per farsi una nuova vita - pari a quelle del boom del secondo dopoguerra nostrano. «E poi nel loro mondo del lavoro mancano persone qualificate - sottolinea l'ingegnere, nato e cresciuto a Este - se fossi rimasto in Italia mi sarei solo sognato un simile salto per la mia carriera, e anche se non vado via per guadagnare soldi il riconoscimento economico sarà adeguato. Non è stata mica una scelta a cuor leggero, comunque, perché si è trattato di una decisione pesante e spero di tornare qui un giorno o l'altro».

Per quanto l'entusiasmo possa essere forte restano infatti appiccicati nella testa come cartoline molti motivi per rimpiangere il Belpaese: «Mi mancherà tantissimo l'Italia - ammette Marco - mi mancheranno le Dolomiti, la cultura, le passeggiate nel centro di Padova e probabilmente la cucina. Mi mancheranno naturalmente la mia famiglia e le amicizie, ora però devo fare questa esperienza fondamentale nell'ottica personale e professionale».

«Purtroppo - conclude il ventottenne esponente dei nuovi emigranti - l'Italia è un villaggio turistico, dove i politici sono gli animatori. Ai miei coetanei consiglio di andare via, ma solo se ciò è finalizzato a raggiungere qualcosa di più grande rispetto a quello che qui da noi non raggiungerebbero mai».

Mercoledì 6 Marzo 2013



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