Figlio conteso, madre presidia la struttura
da 48 ore. Il papà: «Non so che accadrà»
La donna di Cittadella da due giorni sta davanti alla casa di
accoglienza dove si trovano l'altro genitore e il bimbo/ Video
di Michelangelo Cecchetto
PADOVA - Due giorni, sabato e domenica, a presidiare il centro di accoglienza di Padova dove dal 10 ottobre scorso vive suo figlio. Si riaccende il caso salito all'attenzione della cronaca come quello del bambino conteso dagli ex coniugi, il ragazzino di 10 anni portato via dalla scuola elementare di Cittadella(Padova) in modo molto brusco e violento documentato da un video girato dalla zia materna e diffuso in televisione.
La madre. È diventato un caso nazionale. «Da qui non mi muovo finché non mi verranno date delle spiegazioni. Ho portato pazienza, ma le condizioni paritetiche decise dal decreto del giudice, non vengono assolutamente rispettate - dice la mamma del piccolo, farmacista, all'esterno della casa di accoglienza -. Non posso più stare in silenzio. Se fino ad ora la situazione si poteva dire accettabile, adesso non lo è più. Al mio ex sono concesse cose che io non posso fare, ma che non dovrebbe fare neppure lui perché il decreto parla chiaro. Ha portato mio figlio in casa sua dal 23 al 26 febbraio, mentre dovrebbe rimanere nella struttura. Lui più volte ha dormito nella casa quando invece non potrebbe».
Il padre. «Non prendo posizione su quanto detto dalla signora, dico solo che non vuole che mio figlio venga a casa mia e sta presidiando la struttura. Solo questo basta per far capire la situazione - commenta il padre del bambino, di professione avvocato -. Sono bloccato qui da due giorni perché, se io esco, ha detto che succederanno delle cose, non so cosa. Per decisione del tribunale sono io l'affidatario unico, ho la patria potestà. Quella della mia ex moglie è decaduta, c'è l'ordinedi allontanamento come pure per la sua famiglia».
Lunedì 04 Marzo 2013 - 11:00 Ultimo aggiornamento: Martedì 05 Marzo - 18:07