Ultimo aggiornamento 23:05

Foto false e il ruolo dei vigili:
così il geometra risolveva i problemi

VENEZIA - Aprire un B&B o restaurare una casa a Venezia? Nessun problema. Bastava rivolgersi al geometra e ai suoi amici in municipio o in Salvaguardia per avere risultati certi, veloci, privi di controlli sgraditi. Bastava pagare. Si chiama "Progressione geometrica" la retata anti-mazzette della Finanza con sette arresti, decine di perquisizioni e un secondo filone inquietante. Alcuni vigili urbani avrebbero preteso una specie di "pizzo" da albergatori, sotto forma di sponsorizzazioni sportive.
Ecco le accuse di uno scandalo veneziano, contenute nelle due ordinanze.
Associazione per delinquere. C’è anche l’ipotesi di associazione per delinquere nella prima ordinanza del gip Galasso, assieme a corruzione e abuso d’ufficio. Sono cinque gli arrestati, a cui vanno aggiunti numerosi indagati. Gli arrestati: il geometra Antonio Bertoncello, 41 anni, nato a Cittadella, residente al Lido di Venezia, libero professionista. Poi due funzionari della Commissione di Salvaguardia, l’ingegnere Tullio Cambruzzi, 61, Venezia, e Luca Vezzà, 36, Malamocco. Quindi due dipendenti dell’Edilizia Privata del Comune di Venezia, Angelo Dall’Acqua, 57, Venezia, e Rudi Zanella, 35, nato a Jesolo, residente al Lido. Indagati gli imprenditori veneziani Emiliano Errico, 37, e Matteo Lanza, 36 anni.
Soldi e immobili. Bertoncello è onnipresente. Avrebbe innanzitutto agito d’intesa con Zanella (in Comune) e Vezzà (in Salvaguardia). Una coppia oliata che avrebbe ricevuto dal geometra (a diverso titolo) «la promessa di denaro e di immobili acquistati a Venezia». In particolare, il 22 febbraio 2010 un immobile acquistato da Bertoncello a Dorsoduro sarebbe stato ristrutturato e venduto guadagnando 100 mila euro, di cui 35 mila andarono sia a Bertoncello che a Vezzà, i restanti 30 mila a Zanella.
Auto e casa a Cortina. Bertoncello era generoso anche sotto altre forme. Ad esempio aveva messo a disposizione dei complici quattro auto: Porsche, Audi A8, Suzuki e Fiat 500. Nell’inchiesta è emerso (ma il fatto non è nei capi d’accusa) che un coindagato aveva ricevuto dal geometra la disponibilità di una casa a Cortina per le vacanze.
Le mazzette. A diverso titolo, ecco spuntare la promessa (di Bertoncello) di pagare da 1.000 a 4.000 euro «per ogni pratica andata a buon fine». La consegna di una mazzetta a Piazzale Roma è stata filmata dalla Finanza. Inoltre spunta anche una promessa di 15 mila euro per la pratica di un albergo a Cinque Stelle a Murano. Le contestazioni partono dal 2008. Tra gli indagati la moglie del geometra e in totale altre 15 persone.
Falsi e foto. L’accusa a Zanella riguarda i favori per le pratiche (edilizie e commerciali) di Bertoncello. In diverse fasi. Utilizzava timbri per falsificare date. Prospettava «soluzioni tecniche» per agevolare le richieste. Distruggeva foto che attestavano abusi edilizi. Informava Bertoncello dell’iter e «cercava di influenzare colleghi e superiori» per individuare le soluzioni a favore delle pratiche. Inoltre indicava le priorità per velocizzare i tempi. E si raccordava con Vezzà.
La Salvaguardia. In Salvaguardia Vezzà avrebbe agito da interfaccia. Stilava gli elenchi delle pratiche. Fissava il calendario più favorevole. Inoltre, «induceva i componenti della Commissione a esprimere valutazioni positive e sondava le intenzioni di voto» dei componenti. E al Bertoncello avrebbe anche procurato clienti. Una vera sinergia.
L’altra coppia. C’è un’altra coppia indicata nei capi d’accusa: Cambruzzi e Dall’Acqua. L’ingegnere è indagato per aver favorito le pratiche del geometra in diversi modi. Aver garantito la propria presenza alle sedute della Salvaguardia. Aver garantito consulenza tecnica e informazioni sullo stato delle pratiche. Aver agito d’intesa con il presunto complice in Comune per far avanzare i dossier commerciali o edilizi. Per lui la promessa di «somme di denaro non quantificate», riferibili a quattro diverse occasioni in un arco di tempo compreso tra il 18 dicembre 2009 e la vigilia di Natale del 2010. Sarebbe sua la mazzetta ricevuta e filmata.

I clienti sapevano.
La coppia si completa con Dall’Acqua, sospettato di aver effettuato consulenze per Bertoncello e di aver interferito con i colleghi nella valutazione dei dossier. Anche per lui l’accusa di aver ricevuto dai 1.000 ai 4.000 euro per pratica. I clienti sapevano. Di questo è convinta la Procura di Venezia. «Bertoncello chiedeva le somme di denaro ai propri clienti». Ma forse non tutti. Al momento non sono stati interrogati. Ma la Finanza li convocherà.
I vigili, ovvero il "pizzo". C’è l’ipotesi di concussione (aver preteso denaro da privati cittadini) nella seconda ordinanza. Lo stesso Pm nella sua richiesta ha sostenuto che la pretesa di denaro assomigliava a un vero e proprio "pizzo" nei confronti di titolari di alberghi o Bed and Breakfast, oltre ai titolari dei panifici Rizzi. Tre le persone raggiunte da provvedimento di custodia cautelare. Oltre a Bertoncello, i due vigili urbani Andrea Badalin, 38, nato a Milano, residente a Mestre, e Michele Dal Missier (ai domiciliari), 32, di Venezia. Il geometra (a cui è contestata anche l'emissione falsa di fatture) orchestrava, i vigili chiedevano agli esercenti contributi all'associazione sportiva dei vigili. Ma non è detto che tutti i soldi finissero lì. Indagati anche il presidente dell’associazione Alessandro Folega e il tesoriere Alessandro Pavan. Indagato anche l’imprenditore Matteo Verna.

Tutti i nomi.
Ecco chi avrebbe sponsorizzato (le rate sarebbero ripetute ogni anno) i vigili: Paolo Morra della società Sina e gestore dell’hotel Sant’Angelo (1.200 euro); Arrigo Materazzo di Bella Venezia e Palazzo La Scala, nonchè gestore del Casanova; Tiziano e Roberto Cazzaniga della Locanda Antica Venezia (560 euro); Desireè Penna del "Cip e Ciop" (1.000 euro); Fulvio Colonna della Palazzina Grassi (3.800 euro); Rossana Dalmi di Magica Venezia; Nicola e Guido Rizzo, titolari dei famosi panifici veneziani.


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