Imprenditori suicidi, dietro ogni morte
c’è anche un atto d’accusa al sistema

Caro direttore,
leggo sempre più spesso di imprenditori disperati che si uccidono per svariati motivi, ma in fondo sempre con un unico denominatore. Non importa se siano veneti o meno, siamo tutti sullo stesso piano. Io provo rabbia, a volte li definisco omicidi indotti: dalla disperazione, da crediti mai pagati, da istituti di riscossione con metodi troppo bruschi.


Un mese fa un mio amico ha aperto un bar in un paesino di poche anime: non le dico che trafila! Marche da bollo e tasse di ogni tipo, perfino per una radio! Una burocrazia assurda, illogica che ti avvolge la gola come un cappio fino a farti soffocare. Provo rabbia per questo e molta tristezza per quelle famiglie rimaste sole, per quei figli rimasti senza padre. Poi apri la tv o i giornali e senti parlare certa gente, che sta nelle istituzioni da più di 20 anni, come se scendesse da Marte, come se non fosse mai stata in Italia. Molti si riempiono la bocca ma alla fine nessuno fa nulla per fermare tutto questo. Quanti anni dovranno ancora passare prima che cambi tutto questo?

Giovanni Da Sacco
Vigo di Cadore (Bl)


Caro lettore,
ogni dramma ha una sua storia e una sua tragica specificità. Un suicidio è inevitabilmente figlio anche di disagi e dolori molti personali. Ma non si può non individuare un filo rosso che collega tra di loro le molte vite di imprenditori spezzate in questi anni. Questa tragica sequenza di morti è il prezzo, micidiale, che paghiamo a una crisi durissima e lunghissima. Una recessione che mette a nudo le nostre debolezze, non solo economiche. Credo però che sia sbagliato considerare i tanti suicidi di imprenditori solo come estreme dichiarazioni di fallimento. Umano o professionale. Ciascuno di questi gesti, pur nella sua individualità, contiene un grido d'allarme e insieme un atto d'accusa nei confronti di un sistema che taglia le gambe ai più deboli e ai più indifesi. Sia chiaro: non si tratta di mettere qualcuno sul banco degli imputati. La tentazione di trovare un colpevole, di fronte a una tragedia così sconvolgente come un suicidio, è umanamente comprensibile. È difficile, soprattutto per chi resta, accettare l'idea di una morte improvvisa e quasi sempre inspiegabile. Ma è anche difficile, per tutti noi, accettare l'idea di un Paese che sembra assistere inerme e incapace di reagire, di cambiare, di riformarsi di fronte alla perdita di tante vite.

Venerdì 8 Marzo 2013



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