Cina, un'economia che ignora i costi della democrazia

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Egregio direttore,
«il vero potere non ha bisogno di tracotanza, barba lunga, vocione che abbaia. Il vero potere ti strozza con nastri di seta, garbo ed intelligenza» (Oriana Fallaci). Quello che alla Cina sta riuscendo molto bene, sotto gli occhi miopi di molti Paesi occidentali, nel reprimere e soffocare nel silenzio le primarie libertà del suo popolo, non deve ripetersi anche con la morte del premio Nobel per la pace ed attivista dei diritti umani Liu Xiaobo. L'indegno trattamento subito in patria e le angherie a cui fu sottoposto per aver osato disturbare la quiete pubblica della seconda economia del pianeta, dovrebbero far vergognare molti che, nel passato, avevano promosso grandi mobilitazioni per cause non altrettanto importanti. Spiace constatare che prepotenza, economia ed arroganza riescano ancora a prevalere su giustizia, diritti umani e verità.

Vittorio De Marchi

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Caro lettore,
è davvero difficile analizzare e comprendere le dinamiche di un Paese vasto e complesso come la Cina. Ci sono però alcuni dati che vale la pena di considerare. La Cina in 25 anni è passata dal'undicesimo al secondo posto dell'economia mondiale. Lo scorso anno oltre il 40% dell'aumento del Prodotto interno lordo( Pil) mondiale è stato realizzato in Cina. Eppure questo formidabile produttore di ricchezza è ancora un Paese sostanzialmente povero. Pur tra grandi differenze tra regione e regione, il Pil pro capite è pari a quello di alcuni paesi africani: 8 mila euro. E la maggior parte dei cinesi utilizza ancora gran parte del proprio stipendio per far fronte ai bisogni primari: mangiare, vestirsi, abitare. Ben difficilmente un'economia con queste contraddizioni (Non si è mai vista un'economia così grande e insieme cosi povera, hanno scritto gli analisti dell'Hsbc, una delle più grandi banche mondiali) potrebbe reggere se non ci fosse alle spalle un sistema politico fortemente dirigista e autoritario. Il costo della democrazia non rientra negli oneri che il Partito comunista al potere in Cina intende sopportare e pagare. Di tutto ciò i Paesi occidentali sono consapevoli, ma avendo consentito, spesso nello spregio di molte regole, che Pechino raggiungesse un ruolo-chiave negli equilibri dell'economia mondiale, oggi non possono che far buon viso a cattivo gioco. E interrogarsi per quanto tempo ancora il modello cinese, sintesi estrema di efficienza economia e democrazia limitata, potrà reggere.
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Sabato 15 Luglio 2017, 05:03






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5 di 7 commenti presenti
2017-07-16 12:03:19
Vedo che nelle varie analisi manca un dettaglio fondamentale ovvero quello che i cinesi, con tutti i loro difetti, sono un popolo di lavoratori che sono usciti dalla miseria con le loro esclusive forze.
2017-07-16 10:38:43
Ci si indigna ma poi si compra .Lo spritz o l'ombretta del bar gestito da Cinesi, costa meno.Percio' a chi non dispone di denaro ...conviene e se ne frega dei diritti .Comunque mancano certe liberta' democratiche,ma i governanti o amministratori cinesi che si fanno corrompere , se scoperti , se la passano male.
2017-07-16 00:32:59
Beh caro direttore se il prezzo della democrazia e' quello che abbiamo di esempio in Italia mi dispiace ma non e' condivisibile, e' troppo politically correct e siamo stufi di essere presi in giro
2017-07-15 22:46:07
Grosso modo, il "Pil pro capite" dovrebbe essere il "Pil totale" diviso per il numero degli abitanti (credo). Quindi che la Cina abbia un Pil pro capite basso, dovrebbe significare solo, che il Pil totale non ├Ę sufficientemente alto.
2017-07-15 21:36:19
la Cina e' anche da noi. Un paese che adottale sue regole fregandosene del mercato.Non paga i brevetti e scopiazza a tutto andare.Tasse e iva in italia i cinesi non sanno neanche cosa sia.Alle porte di Roma verso fiumicino ci sono centri commerciali dove la finanza neanche entra gestiti da cinesi. evidentemente pagano bene.